Storia di Siracusa - TOURING SICILY

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Storia di Siracusa

Touring Siracusa



Isola Ortigia, Siracusa


Storia di Siracusa

La città siracusana in Sicilia fu fondata nell'VIII secolo a.C. da coloni greci provenienti da Corinto. Fu la città di primaria importanza nella Sicilia greca e fra le grandi metropoli del mondo classico, nonché capitale del primo "impero" del Mediterraneo occidentale.
Conquistata dai Romani nel 212 a.C., fu capitale della provincia di Sicilia. Ancora importante sotto il dominio bizantino, fu presa dagli Arabi nell'878, iniziando un lungo declino e perdendo la residua primazìa siciliana. Nell'XI secolo fu riconquistata dai Bizantini e passò quindi sotto il dominio dei Normanni. Dopo un breve dominio genovese nel XIII secolo, seguì le vicende di tutta la Sicilia (Regno di Siciliae Regno delle Due Sicilie, prima, e Regno d'Italia poi).

Preistoria

La storia di Siracusa inizia con i primi insediamenti preistorici di popolazioni dell'età del bronzo e del ferro.
Dato che la storiografia e la scienza archeologica non sono ancora riusciti a chiarire l'esatta origine dei Sicani e Siculi, si è arrivato anche a pensare che potessero essere lo stesso popolo, inoltre vi è parecchia incertezza sui loro primi spostamenti all'interno della Sicilia, per cui anche per Siracusa c'è un certo mistero risalente appunto all'inizio dei tempi di questa città.
Dai resti di capanne preistoriche ritrovate in varie zone urbane, appare comunque evidente che il territorio siracusano è stato interessato dall'abitato delle popolazioni autoctone della Sicilia.
La vicinanza con Pantalica


Pantalica


(il sito definito "la Capitale dei Sicani prima e dei Siculi"') suggerisce che anche Siracusa abbia avuto prima un popolo Sicano e poi, seguendo la storiografia ufficiale, è arrivato il popolo dei Siculi che ha scacciato i Sicani verso l'entroterra siciliano tra Enna, Agrigento, Palermo, dove infatti vi è una catena montuosa che tutt'oggi porta il nome di quell'antico popolo i Monti Sicani.
Sono molte le necropoli di epoca sicula rinvenute nei dintorni di Siracusa: Thapsos, nella penisola di Magnisi, vicino Priolo; la necropoli del Plemmirio; Scala Greca, verso il lato nord della città; tra Santa Panagia e la scogliera sono stati rinvenuti coltellini di silice, frammenti di coltelli di ossidiana; la necropoli di Cozzo del Pantano; e le tracce di epoca sicula ad Ortigia.
Sono inoltre state ritrovate necropoli che si pensa risalgano ad un tempo precedente a quello dei siculi; definito Periodo Litico, ne fanno parte la latomia detta "la Cava del Filosofo" , dove sono state ritrovate molte schegge e materiale litico tanto da destare il sospetto che lì ci fosse stata una vera officina. E le genti che ci hanno lasciato questi reperti si pensa fossero di stampo ibero-liguroide imparentate con il ramo della famiglia umana che nell'occidente europeo lasciò i dolmen; dunque popolazioni diverse dai siculi.
E anche la necropoli di Stentinello è una conferma di ciò; qui l'archeologo Paolo Orsi riconobbe materiale molto arcaico, che lo portò a pensare che la popolazione di quel villaggio vivesse in piena età litica e che non conoscesse altro di diverso dall'ascia basaltica ed il coltello, precedente alle successive scoperte che avverrano nell'età eneolitica, ovvero l'età del rame.
Grazie ai reperti ritrovati è stato possibile appurare che le popolazioni siracusane dell'età del Bronzo e del Ferro avevano già rapporti commerciali con i popoli del mare Egeo; risalgono infatti a questo periodo i frammenti di vasellame ritrovati con decorazioni base che non riportano alle influenze italiche, ma ben si trovano riscontri e similitudini con le usanze decorative grezze provenienti da Troia e da Micene.
L'archeologo Orsi ha dimostrato con le sue scoperte che la popolazione sicula di quell'epoca conosceva l'arte micenea.
Non sono molte le testimonianze scritte che ci parlano del periodo pre-greco di Siracusa, eppure dovettero avere grande importanza, dato che lo stesso nome della città risale proprio all'origine del linguaggio siculo.

Fondazione e periodo greco (733-212 a.C.)

La fondazione di Siracusa viene storicamente fissata nel 734 o 733 a.C.ad opera di un gruppo di Corinzi guidati da Archia (mitologia) assieme al poeta Eumelo di Corinto, che sbarcati nei pressi del fiume Anapo


Foce del Fiuma Ciane


insediarono nell’isola di Ortigia.
Il luogo prescelto era strategico, sia per la posizione geografica al centro del Mediterraneo e quindi degli scambi commerciali, sia per la presenza di caratteristiche naturali invidiabili: doppio porto sicuro, abbondanza di risorse idriche, territorio facilmente difendibile. Il nome della città probabilmente deriva dalla lingua sicula Syraco che vuol dire palude, per la presenza di paludi nell'attuale zona dei Pantanelli, da cui poi la parola greca Syracoùssai. Si hanno infatti tracce di presenza autoctona nei pressi della città sin dal IV millennio a.C., con i villaggi preistorici di Stentinello, Ognina, Plemmirio, Matrensa, Cozzo Pantano e Thapsos, che già da allora avevano allacciato rapporti commerciali con il mondo Miceneo.
L'insediamento greco determina quindi la cacciata della popolazione indigena (i siculi) verso l’entroterra, scatenando nei primi periodi una serie di guerre vinte da Siracusa, che man mano rafforzarono il suo potere su territori sempre maggiori.
L'espansione di Siracusa
In questo periodo vengono edificati i templi più arcaici della Sicilia: il tempio di Zeus


Tempio di Zeus

e il tempio di Apollo


Tempio di Apollo

oltre ad espandere la propria presenza anche nella terraferma con la creazione delle necropoli arcaiche: la necropoli di Fusco e quella del Giardino di Spagna nei pressi dell'ospedale Umberto I.
Nascono quindi le prime colonie di Siracusa da parte di corinzi giunti nei territori siciliani:Akrai (664) nei pressi di Pantalica, Casmene (643) avamposto militare sul monte Lauro e Camarina (598) la più lontana delle colonie che si rese indipendente dalla città-madre nel 553 a.C. grazie ad una ribellione sostenuta anche dai Siculi.
Tra il 604 a.C. e il 594 a.C. si situa la presenza probabilmente a Siracusa (potrebbe essere stata anche ad Agrigento) della giovane poetessa Saffo


Saffo

assieme alla sua famiglia, fuggiti per ragioni politiche dalla madrepatria.
Nel 492 a.C. Ippocrate di Gela avviò una campagna di conquista della Sicilia, dopo una vittoria nei pressi del fiume Eloro Siracusa si salvò grazie all'intervento di Corinto e Corcira, per cui si ebbe un trattato di pace che gli concedeva il possesso di Camarina.
Gamoroi e Killikirioi
In un primo tempo la città era governata dai Gamoroi, discendenti dei primi coloni, proprietari terrieri e nobili. La classe oppressa invece era quella dei meno abbienti (Killichirioi) e dei discendenti dei Siculi, grecizzati dai nuovi conquistatori. A seguito di rivolte scoppiate in città, i Gamoroi, furono cacciati lasciando il potere in mano ai Killichirioi. Ma i Gamoroi in fuga verso Gela, trovarono il sostegno diGelone, già tiranno di Gela che partito con un esercito entrò a Siracusa nel 485 a.C. per divenire il primo tiranno della città.

Il primo tiranno di Siracusa: Gelone (485-478 a.C.)

Gelone (485-478 a.C.)

L'ascesa al potere

Gelone quindi consolidò il suo potere lasciando il governo di Gela nelle mani del fratello Ierone e stringendo un'alleanza con Terone di Agrigento. Sorgono così, al di fuori delle mura, i quartieri di Tyche

La dea Tyche con in braccio il dio Plutone bambino.

e Neapolis, e avviata una grande opera di monumentalizzazione della città. Vicino al teatro greco

Tetro Greco


costruì il tempio di Demetra e Kore e il monumento-mausoleo di Gelone fece costruire per se stesso e per la propria moglie Damarete vicino all'Olimpeion, fuori delle mura cittadine: si trattava di una grande costruzione a nove torri, intercalate da una breve cortina muraria. Ma il provvedimento più interessante dal punto di vista urbanistico, fu di spostare l'agorà da Ortigia, ad Acradina nella zona tra piazzale Marconi e il Pantheon dei caduti.
Si sviluppa inoltre il Teatro greco che iniziò ad attrarre anche una vivacissima attività culturale: ne è esempio la presenza di Eschilo, Arione di Metimma e Cinto di Chio che introdussero a Siracusa le recitazioni omeriche, il poeta Epicarmo, e persino la grande poetessa Saffo venuta in esilio da Mitilene.
In questo modo Gelone accresce la presenza greca in Sicilia espandendo i territori della città, allentando anche la pressione dei Siculi e dei Sicani ai confini della capitale greca. Nel 485 a.C. distrusse Camarinadeportando i cittadini, stessa cosa fece nel 481 a.C. quando conquistò Megara Hyblaea. Anche da Gela spostò metà della popolazione in modo da accrescere la popolazione della città e rafforzare numericamente anche l'esercito e la marina.
« Per cominciare condusse a Siracusa tutti i cittadini di Camarina (di cui rase al suolo la rocca) e li rese cittadini; lo stesso fece con più di metà degli abitanti di Gela. Dei Megaresi di Sicilia, quando, assediati, vennero a patti, trasferì a Siracusa e rese cittadini i benestanti, quelli che avevano scatenato la guerra contro di lui e credevano per questo di fare una brutta fine; i popolani di Megara, invece, che non erano responsabili di questa guerra e che non si aspettavano di subire alcuna vendetta, li condusse pure a Siracusa, ma li vendette fuori della Sicilia. La stessa discriminazione applicò agli Euboici di Sicilia; agiva così nei confronti degli uni e degli altri, perché giudicava il popolino un coabitante assai molesto. »

La Battaglia di Himera

Dopo le precedenti vittorie belliche a fianco di Terone, divenne inevitabile lo scontro con i Cartaginesi comandati da Amilcare e chiamati da Terillo di Himera. Grazie alla preparazione degli eserciti greci nel 480 a.C., Gelone e Terone riportarono una grande vittoria, che sancì il predominio greco sull'isola. I Cartaginesi infatti dovettero pagare un pesante indennizzo e - scrive Erodoto - nel trattato stipulato, Gelone inserì che essi dovevano rinunciare ai sacrifici umani e all'immolazione dei figli primogeniti nei tofet. In questo modo i Cartaginesi non tentarono più di conquistar terre in Sicilia per almeno settant'anni. In memoria della vittoria venne eretto il tempio di Athena a Siracusa


Duomo-Tempio di Apollo

e il tempio della Vittoria a Himera, e coniata una nuova moneta detta Demareteion, inoltre utilizzando manodopera cartaginese costruì anche l'importante acquedotto Galermi,

Acquedotto Galermi


che consentì a Siracusa un abbondante approvvigionamento di acqua. Ma dopo le vittorie, il tiranno di Siracusa riunì il popolo pronunciando un discorso dove elencava le vittorie del suo governo e la grandezza raggiunta dalla città. Poi sorprendendo tutti, disse di rimettere il potere nelle mani del popolo, il quale con un'ovazione lo acclamò ancor una volta sovrano di Siracusa. Poi anni dopo, per la sua morte Gelone ebbe enormi funerali e l'erezione di una statua e di un mausoleo che glorificava un tiranno entrato nel mito.

Ierone I (478-466 a.C.)

Alla morte di Gelone nel 478, succedette il fratello Ierone che lasciato il trono di Gela lo concesse al fratello Polizelo. Tuttavia proprio per ragioni dinastiche sorse una guerra tra i due fratelli che vide anche come protagonista la città di Sibari. I crotoniani infatti nel 477 a.C. attaccarono la città che chiese aiuto a Siracusa, Ierone quindi nella speranza di liberarsi del fratello Polizelo, lo convinse ad andare in soccorso della città. Purtroppo le fonti antiche su questo evento sono poco chiare, tanto da rendere dubbio l-effettivo intervento militare  Polizelo comunque, scoperto l'inganno decise di muovere guerra contro il fratello e solo con la mediazione del poetaSimonide lo scontro si risolse nel 476 a.C., con Polizelo che si rifugia presso il suocero Terone ad Agrigento.
Nel 474 a.C. Siracusa affronta gli Etruschi nelle acque di Cuma, per soccorrere i cumani in difficoltà. Grazie alla potente armata la città riporta una storica vittoria per il destino di Siracusa ma anche per quello dellaMagna Grecia; con questo successo infatti viene definitivamente arrestata l'avanzata degli etruschi nel mediterraneo in favore dei Greci. Essi tenteranno successivamente di vendicarsi della sconfitta appoggiandoAtene nel corso della Spedizione in Sicilia (415-413 a.C.). Nel 476 a.C., acquisito il controllo di Leontini Ierone deporta gli abitanti da Nasso eCatania modificando anche il nome di quest'ultima in Aitna facendola amministrare da suo figlio Dinomene
Anche con Ierone la città conosce un importante sviluppo culturale che richiama l'attenzione di personalità come il poeta Simonide, Bacchilide,Epicarmo e Pindaro che esalteranno il reggente nelle loro composizioni.Eschilo scriverà anche la tragedia perduta Le etnee in onore della nuova città ricostruita dal tiranno che rappresenterà per la prima volta al teatro greco assieme a "I persiani". Infine Pitagora da Reggio esegue sculture per il reggente.

Il periodo democratico (466-405 a.C.)
La fine della tirannia

Alla morte di Ierone vi succede il fratello Trasibulo (467 a.C.), che Diodoro Siculo definisce "violento e assassino". Il suo regime sanguinario infatti avrà breve vita proprio per la cattiva gestione del potere. Dopo aver sconfitto Trasideo tiranno di Agrigento figlio diTerone (466 a.C.), una coalizione di insorti siracusani appoggiata da truppe di Akragas, Gela, Selinunte, Imera e persino da soldatisiculi rovesciò il potere dispotico per instaurare una giovane democrazia protetta anche dall'introduzione del petalismo. Tuttavia secondoAristotele la caduta di Trasibulo e quella di Trasideo, furono favorite soprattutto dalle lotte all'interno delle famiglie le quali decretarono la sparizione del regime tirannico dei Diomenidi a Siracusa. La cacciata di Trasibulo da allora fu celebrata ogni anno a Siracusa con sacrifici animali a Zeus Eleutherios.

La riconquista siracusana della Sicilia

Ricostruzione dell'arsenale navale siracusano del Lakkios
Le rivolte democratiche di Siracusa avranno eco in tutta la Sicilia. Nel 452 a.C.il re siculo Ducezio si mette a capo di un movimento di rivolta che libera dal giogo greco Etna, Mineo, Morgantina, Palikè ecc. Ma due anni dopo, una volta riorganizzato il potere centrale della città, Siracusa riprese militarmente il comando delle città "liberate", proseguendo la sua politica espansionistica in Sicilia con interventi persino contro l’isola d'Elba e la Corsica. Tuttavia la città nodale è certamente Lentini, rivale storica tornata nuovamente sotto le mire siracusane. I vari tentativi di conquista costringono la città calcidese a rinnovare l'alleanza con Atene in funzione anti-siracusana in Sicilia e anti-spartana in Grecia (427 a.C.). Questa strategia politica che rientra nel vasto quadro di lotte scaturite dalla Guerra del Peloponneso, suggerisce adErmocrate la firma di un accordo di pace con Lentini e la presa di posizione durante il congresso di Gela del 424 a.C. per ribadire l'autonomia delle ex colonie greche di Sicilia dalla madrepatria: allontanando così il pericolo ateniese. Due anni dopo però a Lentini si riaccendono le lotte tra gli aristocratici legati a Siracusa, e i democratici legati ad Atene. Gli aristocratici così si rivolgono a Siracusa, che interviene immediatamente determinando la distruzione della città e facendone disperdere gli abitanti. I nobili verranno trasferiti a Siracusa ottenendo la cittadinanza, ma dopo alcuni anni non contenti del trattamento che riserva loro la nuova patria, fanno ritorno in città ed allearsi con i vecchi avversari politici, i democratici. All'orizzonte così si avvicina una nuova guerra per Siracusa, questa volta contro Atene.


La spedizione ateniese in Sicilia

Rispondendo positivamente alle richieste di aiuto di Segesta nella guerra contro Selinunte alleata di Siracusa, e dagli esuli di Leontini che chiedono di essere rimessi nella loro città ha inizio la spedizione ateniese in Sicilia. Nel 415 a.C. giunse in Sicilia una flotta di 250 navi e 25.000 uomini. Dopo un primo periodo di vittorie ateniesi la spedizione si trovò in difficoltà a causa della valorosa difesa approntata dal generale spartano Gilippo. Nel frattempo Ermocrate viene eletto Stratega, e successivamente (estate 414 a.C.) ne vengono rimossi due per sospetto tradimento e sostituiti con uomini di Diocle. Giunsero così nuovi aiuti nel 414 a.C. e nel 413 con un esercito guidato da Demostene, non riuscirono a piegare la coalizione in difesa di Siracusa. Gli Ateniesi così persero completamente la guerra subendo 7000 prigionieri rinchiusi nelle Latomie siracusane, dove la maggior parte di essi morì e l'ingiuria dei sopravvissuti che marchiati come cavalli vennero venduti come schiavi, i comandanti Demostene e Nicia furono invece giustiziati. La grande vittoria verrà onorata con importanti festeggiamenti annuali.
Terminata la guerra Diocle attuò una serie di riforme sul modello ateniese ed un codice di leggi, favorito in ciò dall'assenza di Ermocrate, impegnato al comando di una flotta in aiuto di Sparta: fu approvata una nuova costituzione e nuove forme di governo e l'amministrazione della giustizia attraverso tribunali regolari.
Gli scontri contro Cartagine
Nel 410 a.C. si riaccese il conflitto tra Selinunte e Segesta, quest'ultima attaccata nuovamente ottenne l'aiuto dei Cartaginesi comandati da Annibale Magone che distrusse completamente Selinunte. Annibale marciò poi versoImera dove si scontrò con l'esercito siracusano comandato da Diocle. Dopo pesanti scontri i Siracusani si ritirarono a causa di un sospetto attacco contro la madrepatria che risulterà falso. Gli Imeresi rimasti ormai da soli furono costretti alla fuga, messi in salvo dalle navi siracusane verso Messina, ma la metà di essi perì con la conquista cartaginese. Annibale fece quindi ritorno in patria e sciolse il suo esercito.
Intanto Ermocrate, che era stato destituito dal comando della flotta dell'Egeo, con un piccolo esercito di profughi e mercenari e una flotta di cinque navi si insediò a capo di quel che rimaneva di Selinunte e attaccò le città cartaginesi di Mozia e Palermo ottenendo una serie di vittorie (408 a.C.). Subito dopo raccolse le spoglie dei caduti di Imera che Diocle aveva colpevolmente abbandonato, e provando a fare leva sulla pietà del popolo provò a rientrare in città senza successo. Siracusa in quel periodo era in pieno caos, la democrazia era fortemente indebolita e Diocle venne mandato in esilio per il suo comportamento contro i cartaginesi.
Nel 406 a.C. dopo le incursioni di Ermocrate i Cartaginesi decise di tentare la conquista dell'intera Sicilia, nonostante l'avvio di negoziati per evitare la guerra[7]. Annibale Magone quindi ripartì, alla conquista delle città greche della costa meridionale siciliana con un esercito di Libi, Maurusi, Iberi, Fenici, Campani e Numidi
Dopo aver vinto una piccola battaglia navale nei pressi di Erice, i siracusani intuirono l'intenzione di una vasta campagna punica nell'isola. Per questa ragione inviarono richieste d'aiuto alle città greche d'Italia ed aSparta senza successo. Annibale quindi assediò Akragas, cui aveva chiesto di allearsi o restare neutrale. Ma gli Agrigentini respinsero l'attacco e lo stesso Annibale morì in un'epidemia di peste che divampò nell'accampamento cartaginese. Il vice di Annibale, Imilcone, riuscì a risollevare gli animi nell'accampamento cartaginese, ma dovette fronteggiare l'arrivo di 35.000 siracusani. Nella battaglia i Cartaginesi ebbero la peggio e persero 6.000 uomini. I generali agrigentini non sfruttarono però l'occasione per rompere l'assedio ed attaccare i Cartaginesi in ritirata. Poco dopo una flotta di Imilcone, riuscì ad ottenere una grande vittoria contro un convoglio di navi siracusane che portavano provviste ad Agrigento. I mercenari campani e gli alleati greci che difendevano Akragas, giudicando disperata la situazione, decisero allora di abbandonare la città e Akragas cadde nel dicembre del 406 a.C. dopo sette mesi di assedio.
Conquistata Akragas, Imilcone pose l'assedio a Gela. Gli abitanti di Gela resistettero fino all'arrivo di Dionisio I, nuovo tiranno di Siracusa, che era giunto in soccorso con un esercito di circa 30.000 fanti, accompagnato da una flotta di 50 navi. Dopo uno stallo di qualche settimana di fronte alle mura di Gela, Dionisio tentò un assalto di sorpresa all'accampamento punico, ma l'attacco venne respinto. Dionisio I, visto il fallimento della sua offensiva, decise di evacuare nottetempo tutta la popolazione di Gela e successivamente anche quella di Camarina, visto che non sarebbe riuscito a difendere nemmeno questa città. Imilcone poté quindi occupare le due città sulla strada di Siracusa senza colpo ferire.

Dionisio I

Nel 405 approfittando del caos generato dall'avanzata dei Cartaginesi, Dionisio I riesce a prendere il potere come tiranno, cancellando di fatto il governo democratico. Egli salì al potere in un momento difficile poiché dopo la conquista di Akragas, Imilcone pose l'assedio a Gela che pur col soccorso di 30.000 uomini da parte del nuovo tiranno e il fallimento dell'offensiva, optò per l'evacuazione della popolazione gelese e successivamente anche per quella diCamarina. In questo modo i Cartaginesi giunsero fin sotto le mura di Siracusaassediandola. Fu grazie ad un'epidemia che fece perdere a Imilcone la metà dei suoi uomini a costringerlo a offrire un trattato di pace nel 404 a.C. I Cartaginesi avrebbero conservato l'egemonia sui territori dei Sicani e degli Elimi; le città conquistate potevano essere ripopolate a patto di non erigere mura difensive e pagare un regolare tributo a Cartagine; Leontini, Messina e tutte le altre città siceliote e sicule rimanevano libere di reggersi con proprie leggi. Imilcone tornò trionfalmente in Africa e sciolse il suo esercito.
Dopo la partenza dei Cartaginesi Dionisio prova a recuperare le forze. Trasforma Ortigia in una fortezza, amplia la flotta navale riordinando gli arsenali e il porto piccolo “Lakkios”. Inoltre porta avanti la sua opera più grande, la costruzione a tempo di record (dal 402 a.C. al 397 a.C.) di un’ampia cinta muraria lunga 27 km, che cingeva tutta la città ricongiungendosi al Castello Eurialo.
Dopo il rafforzamento e l'ampliamento sul territorio della Sicilia orientale distruggendo Naxos, Catania e Leontinoi, i siracusani si prepararono nel 397 ad affrontare nuovamente i Cartaginesi.
Siracusa conquista e successivamente perde Mozia, mentre Imilcone sottomette Lipari eMessarion, giungendo a Siracusa e sottoponendola ad un duro assedio. Egli riesce anche a penetrare nei sobborghi di Acradina saccheggiando il santuario di Demetra e Kore. Ma grazie al dilagare di una pestilenza la supremazia cartaginese viene preclusa, Dionisio sconfigge Imilcone giungendo nel 392 ad un trattato di pace che gli permette un programma di espansione in Sicilia. Fonda così nuove città: Adrano, Tauromenio e Tindari; conquista inoltre Rhegion.
Dionisio non è famoso solamente per le sue imprese belliche o le imponenti costruzioni, ma anche per l'interesse per le lettere, la filosofia e le arti; proprio sotto il regno di Dionisio, ospiterà il filosofo Senocrate, ma anche Platone il quale tornerà più volte a Siracusa.


Le colonie siracusane in Adriatico

Negli anni intorno al 485 a.C., per ovviare alla crescente supremazia commerciale etrusca nelTirreno, Dionisio attua un piano di espansione politica e commerciale in Adriatico: fonda le colonie di Ankòn, ove vanno a risiedere coloro che volevano un ritorno alla democrazia, Adria ed Issa. Il programma di espansione adriatica viene completato in collaborazione con gli abitanti di Paro, insieme ai quali fonda la colonia di Pharos nell'isola dalmata diLesina. Dionisio ha così a disposizione una serie di porti che permettono a Siracusa di approvvigionarsi del grano padano senza ricorrere alla mediazione etrusca, precedentemente necessaria, quando le proprie navi percorrevano il Tirreno. Col popolamento della colonia di Ankòn da parte dei sostenitori della democrazia, Dionisio risolve abilmente anche il problema dell'opposizione politica interna. Sempre per difendere gli interessi commerciali siracusani, Dionisio attacca l'Etruria e la Corsica.

Dionigi II e la repubblica di Timoleonte

A succedergli fu il figlio Dionisio II, che sotto la tutela dello zio Dione concluse una pace con i Cartaginesi, cercando di attenuare la pressione delle altre città ostili. A seguito di un dissidio tra Dionisio II e Dione, quest'ultimo nel 357, intenzionato a porre fine alla tirannide, si mette a capo di un piccolo esercito e si impadronisce del potere. Ma l'impopolarità delle sue azioni di governo decretano una rivolta cittadina e il suo assassinio nel 354 a.C.
Tornato al potere Dionigi II, Corinto inviò una spedizione guidata da Timoleonte il quale rovescia ancora una volta il potere della città instaurando una democrazia. Proprio per ripristinare un clima democratico Timoleonte condusse la demolizione dei palazzi fortificati dei tiranni siti nell'isola di Ortigia. Indebolita l'influenza di Siracusa per gli incessanti scontri interni di potere ed esterni con le forze nemiche, Timoleonte provò a riconfigurare la mappa politica della Sicilia. Dopo un importante successo nel 339 a.C. sui Cartaginesi presso il fiume Crimiso, svolge un'opera di pacificazione. Ma dopo la sua morte, le lotte tra oligarchie aristocratiche e difensori della democrazia, aprono la strada ad un altro tiranno, Agatocle, che nel 316 si impadronisce della città con un colpo di stato.

Agatocle

Agatocle riprende la guerra contro i Cartaginesi, con alterne sconfitte e vittorie, ma con l’audacia di volerli attaccare per la prima volta in patria, infliggendo grosse perdite. Tuttavia è costretto a siglare un accordo di pace e a spostare i suoi interessi sul suolo italico.

Ierone II

Dopo la sua morte viene invocato l'aiuto di Pirro, re dell'Epiro, che viene in soccorso della città greca per salvarla dalle continue minacce Cartaginesi. Ma si affaccia sulla scena politica Ierone II, il quale, dopo essersi inizialmente alleato con i Cartaginesi per far fronte alla crescente minaccia dei Romani, stipula infine una pace separata con gli ultimi, determinando un cinquantennio di pace e prosperità. Egli favorisce il riordino legislativo proposto da Diocle, un nuovo ordinamento tributario la “lex Hieronica”, adottata successivamente anche dai Romani in Sicilia. Vengono apportati significativi interventi urbanistici: l'ampliamento del Teatro Greco e la costruzione di un immenso altare sacrificale, l'Ara di Ierone. Sono anche progettate e costruite diverse macchine belliche, grazie anche al genio inesauribile diArchimede. Il rifiorire delle arti e delle lettere con figure di spicco come Teocrito, rende Siracusa una delle più importanti capitali del mondo antico.


Geronimo

La scena di Cicerone che scopre la tomba di Archimede. Quadro di Benjamin West


Archimede

Cicerone scopre la tomba di Archimede

Alla morte di Ierone II succede il giovane Geronimo che erroneamente muta politica e rompe la pace con i Romani. Questa rottura determina l'assedio Romano posto dalconsole Marcello nel 212 a.C. alla città. La strenua difesa di Archimede e delle sue invenzioni non salva però la città dal tradimento di pochi cittadini, che permettono l'espugnazione della città due anni dopo, con il conseguente saccheggio e il drammatico epilogo dell’uccisione di Archimede.


Morte di Archimede


Siracusa romana

Dopo la conquista romana Siracusa non riuscì più a riprendere la potenza di un tempo; Roma era in piena ascesa, e conquistò l'intera Sicilia. La città venne nominata Capitale della Provincia Siciliana, fu sede dei Pretori romani inviati ad amministrare la Sicilia.
Stette in città per un anno il generale romano Publio Cornelio Scipione, meglio conosciuto come Scipione l'Africano, il quale da Siracusa preparò l'esercito romano che poi sconfisse il cartaginese Annibale, decretando per Roma la vittoria della Seconda Guerra Punica.
Famose sono in quel periodo le ruberie che fece il pretore Gaio Licinio Verre, il quale rubò le opere d'arte siracusane in nome del potere che Roma gli aveva dato. Indignato Marco Tullio Cicerone, avvocato e politico romano, venne mandato in Sicilia dal senato romano per testimoniare contro i furti di Verre.
Durante la sua permanenza a Siracusa scoprì la tomba d'Archimede,


Tomba di Archimede


nascosta tra i cespugli, dimenticata dai siracusani che, con il passare dei secoli e la precaria situazione socio-politica nella quale vivevano, avevano persino dimenticato il posto in cui giaceva il loro più illustre figlio. Cicerone si adirò molto per questo motivo con la popolazione locale.
L'epoca romana come è noto ridimensionò vistosamente la città, ma tuttavia vennero costruite altre opere di notevole importanza come l'Anfiteatro romano, tra i più grandi d'Italia, usato per le lotte dei gladiatori e gli spettacoli circensi, e le battaglie navali (naumachia); il Ginnasio romano e l'intricata rete di catacombe (la più importante ed estesa dopo quella di Roma).
Secondo la tradizione, Siracusa divenne la prima città dell'Occidente in cui fu fondata una comunità cristiana, è infatti possibile vedere all'interno del Duomo di Siracusa, la scritta che recita in latino:"Ecclesia Syracusana Prima Divi Petri Filia Et Prima Post Antiochenam Christo Dicata", che in lingua italiana significa "La chiesa di Siracusa è la prima figlia di San Pietro e seconda dopo la chiesa di Antiochia dedicata a Cristo". Viene costruita anche lachiesa di San Giovanni alle catacombe, luogo ove l'apostolo Paolo di Tarso predicò la fede cristiana, rendendo di fatto Siracusa, insieme all'opera di San Marciano, suo primo vescovo, uno dei primi centri di diffusione del cristianesimo in Europa[14]. Ed è in questo clima di diffusione del cristianesimo in Siracusa che, nel 283, nasce Lucia, giovane siracusana che sarà fatta martire sotto le persecuzioni ai cristiani con l'editto dell'imperatore romano,Diocleziano; Santa Lucia,


Lucia da Siracusa davanti al Pretore romano.

diventerà in seguito una della sante più amate dal mondo cristiano-cattolico. Successivamente l'imperatore Costantino I, con l'editto di Milano, mise fine alle persecuzioni, accettando la religione cristiana come religione di Stato. Ma l'Impero Romano era ormai in decadimento, fu così che nel 468, la Sicilia e Siracusa, passarono sotto la dominazione dei Vandali. Seguirono poi gli Ostrogoti. L'Impero Romano d'Occidenteera difatti caduto.


Anfiteatro romano

Siracusa medievale
Periodo bizantino

Hexagram di Costante II, rappresentato insieme al figlio Costantino IV.
Nel 535, Siracusa venne conquistata, insieme alla Sicilia, dal generale bizantino Belisario, mandato sull'isola con il compito di riconquistare l'Italia e portarla sotto l'influenza dell'imperatore di Bisanzio, Giustiniano I. Nel 663, l'imperatore Costante II, per un suo preciso disegno politico che intendeva sconfiggere i Longobardi in Italia e porre il Paese sotto dominazione bizantina, decise di trasferire la sua corte imperiale a Siracusa; scelta ai suoi occhi perfetta, poiché la città siciliana era vicina a Roma e fortemente ellenizzata, così Siracusa divenne in quel periodo "Capitale dell'Impero dei Romani". Ma i fatti non andarono come aveva pianificato Costante II; il popolo mal sopportò tale imperatore, a causa delle sue vessazioni con le tasse, così un giorno, un membro della sua corte, tale Mecezio, lo fece assassinare da un suo servitore. Dopo la sua morte si fece incoronare nuovo Imperatore (anche se alcuni dicono che venne costretto all'inconorazione), ma il suo regno durò meno di un anno, infatti truppe provenienti dall'Italia, dall'Africa e dalla Sardegna marciarono su Siracusa e destituirono l'usurpatore. Nel frattempo l'erede legittimo, Costantino IV, venne a riprendersi la corona e riportò la sede imperiale a Costantinopoli.
Siracusa venne nominata in quel periodo "Capitale del Thema Sikelia" (istituito sotto l'impero di Giustiniano II), il thema comprendeva la Sicilia, il ducato di Calabria e il ducato di Napoli. In città risiedeva lo Strategos bizantino. Dopo vari contrasti tra Costantinopoli e Siracusa, il thema di Sikelia si dichiara indipendente da Bisanzio. Si insedia dunque in città Eufemio di Messina, militare esperto, il quale ribellandosi ai bizantini, si dichiara in Siracusa, Nuovo imperatore di Sicilia. Ovviamente tale mossa gli attirò contro le ire dell'Impero. Venne costretto a fuggire in Africa, qui scende a patti con l'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I, al quale chiede aiuti per cacciare i bizantini dalla Sicilia. Ma sarà infine tradito dagli arabi, i quali, avendo già in mente di conquistare la terra siciliana, non lo aiuteranno a rendere l'isola indipendenete, ma la conquisteranno portandola sotto l'influenza dell'Islam. Eufemio fu infine ucciso a Castrogiovanni (Enna).
Inizia così per Siracusa il periodo arabo.

Periodo arabo

La città fu una delle ultime a cadere, dopo un lungo e terribile assedio (l'Assedio di Siracusa (878)), voluto dal governatore Giafar Ibn Muhammed e narrato dal monaco siracusano Teodosio, il quale ci racconta di una popolazione ridotta alla fame (poiché ai siracusani erano state bloccate le vie commerciali di mare e di terra), mangiavano oramai l'erba e sopravvivevano di stenti. Questo assedio durò per quasi otto mesi, dopodiché l'eroica resistenza ebbe fine e Siracusa stremata cadde cedendo agli arabi. Fu la fine della prima Capitale di Sicilia, infatti gli arabi dopo averla conquistata e aver eliminato i suoi difensori, spostarono il centro politico a Palermo, città dalle origini e storia molti più fenici.
Gli arabi divisero la Sicilia in tre grandi valli: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto; Siracusa divenne capitale della Val di Noto. Nonostante non fosse più d'importanza politica per l'araba Sicilia, la città di Siracusa restò comunque importante centro di commercio e di approdo, infatti il poeta siracusano dalle origini arabe,Ibn Hamdis, descrive il suo porto pieno di gente proveniente da più nazionalità, ed aritisti e scrittori arabi ne decantano ancora la bellezza. Durante la dominazione araba verrà a Siracusa il generale bizantino Giorgio Maniace, esso riconquisterà, nel 1040, parte della Sicilia Orientale, a Siracusa litigò con il fratello dell'imperatore bizantino, Stefano il Calafato, il quale accusò Maniance di voler sottrarre l'impero a Michele IV il Paflagone. Con tale accusa venne richiamato e incarcerato a Costantinopoli (in seguito sarà liberato, verrà nominato Imperatore dal suo stesso esercito e verrà infine ucciso da un traditore del suo esercito in Macedonia). Nel frattempo gli arabi riconquistarono Siracusa.
L'emiro Ibn ath-Thumna, (signore di Siracusa, Noto e Catania) nel 1061, per avere vittoria su una contesa interna con un altro emiro di Sicilia, chiama in suo aiuto i Conti di Altavilla, fu così che il conte normanno Ruggero, giunge in Sicilia. I normanni conquistata Palermo, e gran parte dell'isola, si dirissero verso Siracusa; qui, il conte Ruggero, affrontò in una battaglia navale avvenuta nel Porto Grande della città, l'emiro Benavert, ultimo emiro di Sicilia, mandò i il figlio e la moglie a Noto, la quale sarà l'ultima roccaforte musulamana siciliana. Durante la battaglia siracusana Benavert morì affogando in acqua con la sua armatura, nel tentativo di saltare sulla nave normanna. Avvenne quindi la resa di Siracusa e di Noto. Durante le conquiste normanne i siciliani di orgine islamica vennero esiliati, tra questi dei versi del poeta Ibn Hamdis, fanno ben capire la nostalgia con la quale lasciarono la loro patria di nascita:

Periodo normanno e svevo

Con i normanni Siracusa ritrova la religione cristiana; essendo ormai la nuova capitale Palermo, non si hanno molte notizie della città aretusea di quest'epoca. Si sa invece che Enrico VI del Sacro Romano Impero, figlio del famoso imperatore tedesco Federico I dettoBarbarossa, per farsi accompagnare in Sicilia, dove doveva sposare la regina normanna Costanza d'Altavilla, si servì della Repubblica di Genova, alla quale promise in dono, in cambio del favore, la città di Siracusa. Ma i genovesi una volta giunti sul posto trovarono già ipisani insediati in Siracusa (non si hanno fonti sul perché Pisa si trovasse all'interno della città aretusea) , ma riuscirono a sonfiggerli prendendo così dominio della città che rimase in loro mani per 15 anni, dopodiché l'imperatore svevo-normanno Federico II, crescendo volle riportare la Sicilia tutta sotto il suo controllo, quindi obbligò i genovesi a lasciare Siracusa. Per opera di Federico II viene costruito in quest'epoca il Castello Maniace.

Periodo Spagnolo

Dopo la morte di Federico II, segue il breve regno di Manfredi, fino al 1266, quando con la sconfitta di quest'ultimo a Benevento, la città passa con il resto della Sicilia a Carlo d'Angiò. Nel 1282, nel contesto della rivolta dei Vespri Siciliani, i Siracusani cacciano gli Angioini dalla città e si erigono a libero comune eleggendo a propri governatori Luigi Callari e Calcerano Selvaggi. L'intervento di Pietro III d'Aragona pone l'inizio alla dominazione aragonese dell'isola. Sorgono svariati palazzi nobiliari con i nomi delle rispettabili famiglie: Abela, Chiaramonte, Nava, Montalto. La città riacquista un po' di lustro con l'istituzione, nel 1361, della Camera Reginale (una sorta di stato dentro lo stato) e la presenza della regina Costanza.

Caravaggio a Siracusa

Nel 1609 Caravaggio fugge da Malta e sbarca a Siracusa fu ospite del pittore siracusano Mario Minniti, suo amico di vecchia data. Durante la sua permanenza si interessò molto all'archeologiastudiando i reperti ellenistici e romani della città, e dopo aver visitato assieme allo storico Vincenzo Mirabella dopo aver conosciuto la leggenda siracusana legata al tiranno Dionisio il grande coniò il nome di"Orecchio di Dionigi" per descrivere la Grotta delle Latomie sotto il Teatro Greco.
Durante questo soggiorno gli fu commissionato per la Chiesa di Santa Lucia una pala d'altare delSeppellimento di santa Lucia la cui ambientazione sembra proprio quella delle vicine latomie.
Tra spagnoli e Asburgo
Gli avvenimenti successivi determinano un continuo passaggio di poteri e dominazioni: gli spagnoli, gli Asburgo, poi nuovamente gli spagnoli. In questi anni sono da annoverare i lavori di fortificazione e la definizione di città "Piazza d'armi" dal 1678; questa condizione peserà soprattutto sulla popolazione, gravata da pesanti tasse e servitù militari, determinando un ulteriore spopolamento urbano

Siracusa barocca
Il terremoto del 1693

Il disastroso terremoto del 1693 segnerà la storia urbana di tutta l'area del Val di Noto, poiché proprio in questa fascia comprendente oltre a Siracusa anche le città di Noto, Avola, Ragusa, Modica, fino a Catania, il sisma porta ovunque morte e distruzione. La città rasa al suolo, si inizia l'opera di ricostruzione prendendo l’assetto urbanistico ed estetico barocco. Vengono ricostruiti molti palazzi nobiliari, la facciata del Duomo e ridefinita la forma dell’antistante piazza; si assiste alla rinascita delle chiese.

Le altre dominazioni

Nel 1700, alla morte di Carlo II, si comincia una guerra di successione che porta un ulteriore passaggio di poteri dagli spagnoli, ai Savoia, agli Austriacisino ai Borbone di Napoli, che affossano ulteriormente l’economia della città mantenendo una gestione feudale e antimoderna. Nel perdurare di questo stato di cose, nel 1837 la diffusione del colera e le dicerie sulla sua presunta diffusione provocano una rivolta antigovernativa, decretando una pesante punizione alla città: lo spostamento del capoluogo a Noto dal 1837 sino al 1865 (dopo l'Unità d'Italia). La perdita di questo privilegio acuisce le tensioni antiborboniche, determinando la partecipazione dei siracusani ai moti rivoluzionari del 1848.
Nel 1779 sbarca per due settimane Ippolito Pindemonte che visiterà la città assieme ad un giovane Tommaso Gargallo con cui suggellerà una duratura amicizia .
Nel 1780 il vescovo Alagona inaugura il Museo del Seminario divenuto, nel 1808, Museo Civico presso l'Arcivescovado, nucleo fondante di quello che sarà il museo archeologico della città.
Nel 1798, la squadra navale dell’ammiraglio Orazio Nelson sosta nel porto di Siracusa restando affascinato dalla fonte Aretusa , prima di affrontare Napoleone ad Abukir scrisse: "Grazie ai vostri sforzi noi ci siamo riforniti di viveri ed acqua, e sicuramente avendo attinto alla Fonte Aretusa, la vittoria non ci può mancare"
Il 25 aprile 1806 Ferdinando I di Borbone visita la città e sosta presso i baroni del Palazzo Beneventano .


L'epidemia del 1837

Nel 1835 durante una visita a Siracusa, a causa di una febbre di colera muore all'interno di una locanda al numero 5 di via Amalfitania in Ortigia il poeta August von Platen-Hallermünde. Per celebrare il suo passaggio, diversi anni dopo l'Imperatore di Germania in visita pose una lapide commemorativa.
Nel luglio del 1837 scoppiò in città un'epidemia di colera. I magistrati e i funzionari cittadini abbandonarono nel panico la città che precipitò in uno stato di anarchia. La folla inferocita considerò l'epidemia come il risultato di un avvelenamento da parte di cittadini stranieri e scatenò una rivolta ed una vera e propria caccia all'untore. La rivolta culminò con l'arresto di Giuseppe Schwentzer, francese che si trovava in città per effettuare un'esibizione di cosmorama, la sua giovane moglie e molte altre persone innocenti. Schwentzer venne sottoposto ad un processo farsa in cui veniva accusato di aver sparso in città un potente veleno. Egli, nel disperato tentativo di non essere giustiziato, accusò di avvelenamento il cittadino tedesco Bainard, il quale però riusci a scampare alla morte, non trovandosi in quel momento a Siracusa. In seguito Schwentzer si assunse le sue responsabilità, pur essendo innocente, e fu condannato insieme ad altri capri espiatori per cospirazione contro la Stato. Il 18 agosto Schwentzer, sua moglie e altri innocenti per un totale di 14 persone furono prelevati dal carcere, condotti in Piazza Duomo e barbaramente assassinati dalla folla.

L'unità d'Italia

Siracusa a differenza di molte altre città italiane non ha mai ricevuto né una medaglia al valore, né un'onorificenza per i moti rivoluzionari che portarono all'Unità d'Italia. Eppure anche questa città ha lottato, si è ribellata, ha dato il suo contributo, ed anche se la sua storia in questo periodo è difficilmente reperibile, ciò non significa che non sia degna di nota.

Siracusa Risorgimentale

Gli ultimi anni Borbonici furono per Siracusa sofferenti; Nel 1837, come si è detto in precedenza, in città era scoppiata l'epidemia di colera, e dei rivoluzionari siracusani pensarono che accusando i sovrani Borbonici di avere avvelenato acqua e cibo e di avere quindi provocato la grave epidemia, il popolo si sarebbe ribellato alla monarchia e avrebbe cacciato i Borboni spingendo ulteriolmente verso l'unità d'Italia; ma invece così non avvenne. I siracusani allarmati dal manifesto accusatore (che era stato firmato proprio dal sindaco della città e redatto dal patriota Mario Adorno) invece di combattere contro i soldati borbonici andarono in giro per le vie cittadine a cercare i "responsabili" dell'epidemia tra la gente comune; questo allarmismo, misto alla non conoscenza e ignoranza dell'epoca provocò la morte di molta gente innocente.
Inoltre questo manifesto accusatore non restò segreto al Re Ferdinando II di Borbone, il quale venuto a conoscenza che i moti rivoluzionari anti-borbonici erano giunti anche a Siracusa, la fece declassare e le tolse quindi il titolo di "Capovalle", assegnandolo a Noto, unica cittadina a non aver provocato moti anti-borbonici.
Era il 4 agosto 1837 quando il maresciallo di Campo Marchese Del Carretto, dichiarava Siracusacittà scellerata per aver partecipato ai moti rivoluzionari per l'unità d'Italia.
Il 13 agosto dello stesso anno, l'alto commissario Del Carretto, fece arrestare e fucilare in piazza Duomo, a Siracusa, alcuni fra i più accesi cospiratori, fra cui Mario Adorno (l'autore del manifesto accusatore contro i Borbone, che venne stampato anche negli altri centri di Sicilia, in alcune regioni d'Italia e persino all'estero) e suo figlio Carmelo, Concetto Sgarlata, Santo Cappuccio, Gaetano Rodante.
Punita e declassata inizia per Siracusa un periodo molto difficile; le vennero date imposte da pagare, non venne ascoltata nei suoi reclami, veniva contraddetta nei Consigli. La sua Diocesi venne dimezzata; Noto diventò anche sede vescovile.
Inoltre, l'epidemia di colera continuò per diverso tempo, molte furono le famiglie siracusane che in questo periodo abbandonarono la città.
Alla già disastrata condizione sociale, si aggiunse anche l'onere economico di dover mantenere altri soldati borbonici, poiché il Re Ferdinando II, non fidandosi più dei siracusani, fece giungere in città rinforzi per evitare il ripetersi di ribellioni pro-unitarie. E il costo di questi soldati era a carico del comune già stremato.
Durante il periodo del 1848, l'anno conosciuto come la Primavera dei Popoli, per via dei moti rivoluzionati scoppiati in tutta Europa e partiti proprio dalla Rivoluzione Siciliana, Siracusa chiese ed ottenne dal nuovo governo rivoluzionario con a capo Ruggero Settimo, di poter riacquistare il titolo di Capovalle.
Ma la ripresa durò poco, infatti le monarchie d'Europa si ribellarono e repressero con la violenza i tanti moti rivoluzionari che si erano accesi un po' ovunque. Siracusa venne costretta alla resa, il sacerdote e patriota siracusano, Emilio Bufardeci, firmò per ordine di Ruggero Settimo l'armistizio con il generlae Palma che decretava la caduta della piazzaforte siracusana.
Il 1º agosto 1860 i garibaldini arrivarono a Siracusa decretando il passaggio della città sotto il controllo di Garibaldi. Il 21 ottobre 1860 avvenne la votazione per annettere la Sicilia al nuovo stato unitario. Con la nascita dell'Italia, Siracusa ebbe nuovamente il titolo di "città capoluogo".
Da sottolineare inoltre, la lettera di Leopoldo Conte di Siracusa, fratello del Re Ferdinando II di Borbone e zio dell'ultimo Re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone; Scrisse al regnante suo nipote, da Siracusa a Napoli, gli fece recapitare una missiva dal contenuto pro-unitario, questa lettera, che venne distribuita alle cancellerie d'Europa, e quindi ai giornali, si dice che ebbe un ruolo destabilizzante verso il già traballante ultimo Regno delle Due Sicilie.

Siracusa post-unitaria

Solo con l'Unità d'Italia Siracusa riacquista il proprio ruolo di capoluogo, nel1865. Ciò favorisce una progressiva spinta urbanistica con drastici interventi di modificazione del suo assetto. Dal 1870 vengono abbattute le mura che la cingono interamente e viene costruito il ponte che collega l'isola alla terraferma; l'anno successivo inizia la costruzione della ferrovia, con la stazione centrale situata a est della città e con una stazione marittima inaugurata solo nel 1892, che permette il facile scambio dei passeggeri con le linee di navigazione, allora importanti, del porto di Siracusa.
Inizialmente si avverte una positiva crescita dei collegamenti della città con l'entroterra e con il nord. La scelta del tracciato, ai margini del tessuto urbano, si rivelerà negativa a partire dagli anni '60 del Novecento, quando l'espansione verso nord della città sarà condizionata drasticamente dalla cosiddetta "cintura di ferro".
Nasce nel 1872 l'attuale piazza Archimede, a seguito di un intervento di sventramento, cui seguiranno altri, come quello del quartiere storico di Ortigia, la Sperduta e il taglio della via del Littorio, oggi CorsoMatteotti, in epoca fascista. Vengono inoltre abbattute le mura che cingevano l'intera isola di Ortigia, facendo riappropriare l'isola della vista sul mare. Questo smantellamento segnerà anche la scomparsa della principale porta di accesso all'isola, la porta di Ligny, di cui oggi restano solo foto storiche e alcuni reperti, come lo stemma, presso il museo Bellomo.
Grazie al Decreto Regio del 17 giugno 1878 viene sancita la nascita del Museo Archeologico Nazionale di Siracusa, inaugurato nel 1886 presso la sede storica di piazza Duomo.
Il 17 settembre 1910 giunge in città Sigmund Freud il quale soggiornerà presso l’ Hotel des Étrangers accanto alla Fonte Aretusa. Durante i quattro giorni di permanenza il suo lavoro psicoanalitico non si fermerà, tanto da citare ne L' Interpretazione dei sogni una statua di Archimede ad opera di Ignazio Villa posta presso la Marina accanto alla Fonte Aretusa (oggi non più presente).
Il 19 luglio 1915 viene inaugurato il primo tratto della ferrovia Siracusa-Vizzini sino a Solarino. Il 26 luglio 1923 la linea venne completamente attivata, divenendo al centro di uno spostamento di merci nella Provincia di Siracusa.


Epoca fascista

Negli anni del fascismo Siracusa conobbe un rinnovamento urbanistico, l'abbattimento di diversi edifici in Ortigia e la creazione della già citata via del Littorio. Inoltre grazie ai rinvenimenti di Paolo Orsi furono eseguiti gli scavi presso l'attuale Tempio di Apollo.
Il 13 agosto 1924 Benito Mussolini giunge a Siracusa a seguito di un tour propagandistico nell'isola, tenendo un comizio a Piazza Duomo.
Nel 1933 il Re Vittorio Emanuele III si recò in visita a Siracusa facendo uso del trenino che da Siracusa conduceva a Vizziniattraversando la Necropoli di Pantalica.
Durante la Seconda guerra mondiale la città subì diversi bombardamenti, ne sono testimonianza i diversi rifugi antiaerei recentemente aperti al pubblico. Nello stesso periodo al largo di Capo Murro di Porco il sommergibile FR 111 al ritorno di una missione, di trasporto daLampedusa[30] venne avvistato e attaccato da tre cacciabombardieri Alleati alle 14.45 del 28 febbraio 1943, mentre stava rientrando allabase di Augusta; il battello mitragliato e colpito da bombe, gravemente danneggiato s'inabissò in breve tempo. Nell'affondamento persero la vita il comandante Celeste con altri quattro ufficiali e 18 fra sottufficiali e marinai
La città fu liberata dal regime fascista il 10 luglio del 1943 con l'Operazione Ladbroke condotta dalle armate anglo-americane sbarcate nelle spiagge del territorio siracusano. Il 3 settembre presso le campagne di Cassibile fu firmato l'Armistizio con cui l'Italia cessava le ostilità contro le forze alleate.


Siracusa odierna

Nel dopoguerra il rapido processo di industrializzazione nell'area a nord della città, dalla periferia di Augusta alla zona di Targia, con l'apertura di stabilimenti chimici e grosse raffinerie di petrolio, induce un inatteso ma squilibrato sviluppo economico. La città aumenta la sua popolazione per immigrazione interna, espandendosi però in maniera disordinata a causa delle molteplici speculazioni edilizie.
Dal 29 agosto al 1º settembre 1953 il un'abitazione nel quartiere borgata avviene la lacrimazione di un quadretto della Madonna. L'episodio si ripeterà più volte, attirando l'attenzione di giornalisti e fedeli. Per l'occasione il quadro verrà esposto in maniera temporanea in piazza Euripide, per poi venire spostato nel futuro Santuario della Madonna delle Lacrime progettato nel 1957 i cui lavori inizieranno nel 1966 per terminare nel 1994 attraverso l'inaugurazione del tempio avvenuta il 6 novembre 1994 alla presenza di Giovanni Paolo II .
Nel 1955 la città accolse Winston Churchill per una visita ufficiale.
Negli anni sessanta e settanta, la città, anche grazie all'impegno dell'ex arbitro Concetto Lo Bello in giunta comunale, si dota di impianti sportivi all'avanguardia: il Campo scuola "Pippo Di Natale" e la Cittadella dello Sport, oggi a lui dedicata. Lo Bello pose inoltre le basi per il costruendo Palasport, e per la Palestra polivalente "Akradina", il cui completamento è avvenuto solo di recente.
Nel 1979 la frazione di Priolo Gargallo si è distaccata divenendo comune a se stante .
Con decreto dell'assessorato "Territorio Ambiente" della Regione Siciliana nel 1984 viene istituita la Riserva naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa, orientata alla salvaguardia del papiro lungo il corso del fiume Ciane ed alla conservazione dell'ambiente delle "Saline".
Nel 1988 è stata inaugurata la nuova struttura del Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi presso la Villa Landolina. L'atteso ampliamento del secondo piano (con le sale dedicate ai reperti di epoca romana e bizantina) è stato inaugurato nel 2006.
Nella notte del 13 dicembre 1990 la città fu colpita da un violento terremoto che rese inagibili molte abitazioni e costrinse alla chiusura di parecchi monumenti e chiese della città. Il successivo stanziamento di fondi post-sisma ha permesso negli ultimi anni il recupero e la fruizione di molti immobili danneggiati.
L'aumentata sensibilità sul rischio sismico in città, determina alcune misure di prevenzione tra cui il restauro e il consolidamento statico del ponte umbertino. Per ovviare alle restrizioni di traffico viene montato un ponte Bailey dal genio militare per tutta la durata dei lavori. Tuttavia il passaggio (non autorizzato) di un camion determina il crollo del ponte e la morte del conducente .

Anni 2000

Dopo decenni di abbandono e il progressivo degrado del centro storico di Ortigia, è cominciata di recente un'opera di recupero e restauro dell'isola. Di fondamentale importanza il progetto Urban di riqualificazione urbana con cui è stato parzialmente rilanciato il commercio e la vivibilità urbana dell'isola. Inoltre il progressivo smantellamento della vecchia cinta ferroviaria e il tentativo di rilancio e riconversione dell'economia siracusana, dall'industria chimica a quella turistica ha modifica gli assetti economici della città.
Nel 2004 viene costruito il terzo ponte in Ortigia, detto di Santa Lucia, il quale modificherà il traffico in ingresso nell'isola.
Nel 2005 assieme al sito di Pantalica, Siracusa diviene ufficialmente patrimonio UNESCO. La cerimonia verrà eseguita alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nello stesso anno viene istituita l'Area naturale marina protetta del Plemmirio.
Nel 2008 viene aperta la pista ciclabile in sostituzione dell'antico tratto ferroviario da piazza Cappuccini alla Targia. Due anni dopo verrà aperta la strada che collega piazza Cappuccini allo sbarcadero. In questo modo si completa la dismissione della "cintura di ferro" riqualificando (con zone a verde nella restante parte dell'ex tracciato) l'antica lacerazione tra le due parti della città.
Dal 22 al 24 aprile 2009 Siracusa ha ospitato il G8 ambientale presso il Castello Maniace, per l'occasione interamente ristrutturato assieme a molte parti della città.



 
 
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