Riesi - TOURING SICILY

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Riesi

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Riesi



Riesi è un comune italiano di 11.723 abitanti della provincia di Caltanissetta in Sicilia.
È situato nella Sicilia centrale vicino alla valle del fiume Salso, a sud della provincia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]
Si trova 20 km a sud di Caltanissetta, 73 km da Agrigento, 63 km da Enna, 104 km da Ragusa. Si estende su una superficie di 6.667 ettari ed è situato a 330 metri sul livello del mare. Sorge alle falde del Monte Santa Veronica. Riesi era attraversata dalla Strada statale 190 delle Solfare, oggi in variante con due bivi di accesso in città: Riesi Nord e Riesi Sud. A circa 5 km dalla città la SS190 incrocia la SS626 della Valle del Salso (Caltanissetta-Gela) Uscita Iudeca.
Storia[modifica | modifica wikitesto]

Grotte di Riesi
Dalla preistoria all'Alto medioevo[modifica | modifica wikitesto]
La circoscrizione territoriale di Riesi fu occupata dalle popolazioni già dal III-II millennio a.C., dove, successivamente vi si stanziarono Sicani e Siculi. I sepolcri e loculi rinvenuti in contrada Costa di Mandorle risalgono all'epoca dei sicani. Altri cenotafi sono stati ritrovati nelle contrade Porco Spino e Birriggiolo. Con l'avvento dei greci provenienti da Akragas il territorio fu ellenizzato, come riscontrato con scavi archeologici che hanno portato alla luce elementi appartenenti a cascine dell'età ellenica. I Romani prima e i Bizantini poi vi approdarono cosicché le fattorie si immiserirono per cui i popoli si diradarono[non chiaro] e quando la sicilia fu conquistata dagli arabi, questi si imbatterono in un luogo disabitato e trascurato che chiamarono Rahal-Met cioè "casale abbandonato". Dopo la conquista normanna dell'isola, essa venne spartita e donata dal Gran Conte Ruggero ai discendenti e a quei cavalieri distintisi in battaglia. A Piazza Armerina, insieme a Butera e ai casali di Mazzarino e Garsiliato, fu conferita la potestà territoriale su Riesi, poi concessa a Enrico Aleramico.
Il feudo di Riesi[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1296 Giacomo II di Aragona concesse i feudi di Riesi e Cipolla a Federico di Moac, per poi affidare nel 1300 la loro proprietà a Francesco I Ventimiglia, seguito da Ludovico d'Aragona, Palmerio de Caro, per ritornare nuovamente al casato dei Ventimiglia. Il 12 febbraio 1392, Filippo I Ventimiglia, Maresciallo perpetuo del Regno di Sicilia, nel suo testamento dettato a Catania, divise i suoi beni fra i figli Filippo II, Antonio, Nicola, Ilaria e Preziosa, beneficiando la moglie Costanza Abbate di una rendita di sessanta once d'oro annue. Coinvolti nella ribellione del cugino Antonio I Ventimiglia, conte di Collesano, i figli e la moglie di Filippo I furono privati dei beni nel 1397. Nel 1453 Riesi e Cipolla ritornarono in possesso dei Ventimiglia, con l'investitura a Filippo III Ventimiglia, barone di Pettineo, Riesi e Cipolla, nipote di Filippo I, figlio del detto Francesco I conte di Geraci e Collesano. Da Andrea Ventimiglia, figlio di Antonio di Riesi, nel 1474 ereditò la baronia di Riesi il nipote Francesco Gastone Castellar, probabilmente figlio di Ilaria II Ventimiglia, sorella di Andrea, morto senza eredi.[3]
Giovanni Ruiz de Calcena, cancelliere di re Ferdinando, che aveva ottenuto il territorio di Riesi e Cipolla dalla moglie Giovanna Eleonora Castellar e Ventimiglia, nel 1513 acquisì la licentia populandi dal sovrano assieme al mero et mixto imperio, pur non non rivendicando mai questo diritto, poiché mai si recò in Sicilia ad assumere possesso delle sue terre. Riesi, pertanto continuò ad essere quel piccolo borgo di contadini, per la maggior parte stagionali, e coloni che si insediarono tra i piedi del monte Veronica e la Capreria. Tuttavia, questo tentativo di popolare Riesi da parte dei coloni si rivelò fallimentare per via della natura paludosa dei terreni e l'assenza di un castello che provvedesse a difendere il villaggio dai continui saccheggi dei briganti.
Altariva: la fondazione del centro moderno[modifica | modifica wikitesto]
Il territorio rimase disabitato per circa un secolo finché, tramite una molteplicità di passaggi, il feudo fu affidato a Pietro Altariva il quale decise di applicare la licentia populandi spinto dai privilegi politici che, in qualità di nobile, avrebbe acquisito nel momento in cui avrebbe fondato un nuovo centro abitato con più di ottanta famiglie. Risiedendo in Spagna, Altariva gestì le sue terre siciliane attraverso un amministratore e un sostituto. Il curatore Pietro Gil stabilitosi a Caltanissetta, rimase al servizio di Altariva solo un biennio; nello stesso tempo Cristoforo Benenati, in un primo momento colui che faceva le veci del Gil per la stipula di contratti, successivamente fu designato procuratore generale ed è grazie a lui e al suo spirito di iniziativa se il signore di Riesi riuscì a rendere esecutiva nel 1647 la licenza di popolamento del feudo già concessa a Giovanni Ruiz de Calcena 134 anni prima; tuttavia il vecchio insediamento risultava troppo vicino alla palude, ragion per cui il nuovo villaggio sorse di fronte al monte Veronica, estendendosi tra le località di Canale e Pietrapiatta. I primi abitanti furono contadini, artigiani e burocrati trasferitisi dalle vicine Butera, Mazzarino e Pietraperzia. A due anni dalla sua fondazione, nel 1649 Riesi passò di proprietà a Beatrice, figlia di Pietro Altariva e consorte di Diego Moncajo, la quale battezzò il villaggio "Altariva" in onore del padre, nome che detenne fino al 1700, anno in cui prese definitivamente il nome di Riesi.


Riesi tra Settecento e Ottocento

Chiesa della Madonna Santissima della Catena

Nel 1700 in Sicilia si verificarono una serie di eventi bellici che però non interessarono Riesi, che nel 1714, per sessantatré anni, passò al regio demanio; nel 1777 passò sotto il dominio della signoria di Luigi Maria Pignatelli e Gonzaga (1742-1801). L'ultimo barone ad essere investito del territorio di Riesi fu Giovanni Ermando: nel 1812, con la nuova costituzione, venne infatti abolito il sistema feudale in Sicilia. Nel 1819 comparve per la prima volta la figura del sindaco aiutato nell'amministrazione del paese dai primi due eletti.
I moti rivoluzionari del 1820 e del 1848, che recarono gravi danni alla Sicilia, incocciarono i cittadini riesini preparati a lottare per la causa siciliana e parteciparono alla lotta antiborbonica seguendo gli ideali del risorgimento italiano. Il XIX secolo, portò non solo alle rivoluzioni, ma anche malattie quali colera, tifo, febbre petecchiale che determinarono la morte di parecchi cittadini. A queste piaghe si aggiunsero anche la disoccupazione e la carestia. I generi alimentari diminuirono e il carovita aumentò vertiginosamente, tanto che fu necessario istituire nel 1886 il monte frumentario per attenuare le sofferenze dei cittadini più bisognosi.
Nel 1879 la fillossera devastò per intero i vigneti causando nuovi inconvenienti alla già debole economia riesina. La situazione parse peggiorata per quegli agricoltori che, non potendo adempiere al pagamento delle tasse, furono privati dei loro terreni, confiscati dallo Stato, e per gli zolfatai che con il loro stipendio esiguo non erano in grado di sfamare le famiglie; gli animi esasperati erano pronti a tutto. Nel 1893 vennero fondati i Fasci siciliani a cui presero parte contadini, braccianti, zolfatai che riuscirono a reclamare i loro diritti ottenendo condizioni di lavoro più umane e retribuzioni adeguate.
Il Novecento


Elemento architettonico a Riesi

Gli inizi del secolo XX furono pervasi da altri gravi episodi: nel luglio del 1914 un assembramento di fanatici mise in atto un tentativo di ribellione e proclamarono la "Repubblica di Riesi", esperienza che però terminò nel giro di un paio di giorni poiché l'ordine pubblico fu tempestivamente ripristinato. L'8 ottobre 1919 accadde un altro triste fatto, quando i contadini, stufi dei soprusi, si radunarono per scioperare occupando le terre dei latifondi al grido di "la terra ai contadini", però pure questa rivolta, culminata con la morte di dodici riesini, fu presto repressa. Anni dopo il paese fu travolto dall'avvento del fascismo e dalla seconda guerra mondiale, mentre dal 1946 fu istituito il concorso del sindaco, valido ancora oggi.
La diffusa povertà prima della fine della seconda guerra mondiale e la difficile situazione sociale protrattasi fino ad oggi hanno costretto diversi riesini ad emigrare. Tra le destinazioni più frequenti, oltre alle grandi città italiane, il Belgio, la Francia, la Germania, l'Argentina e la Svezia.
Fino agli anni ottanta molti degli abitanti della città lavoravano nelle vicine miniere di zolfo di Trabia e Tallarita. I proprietari sfruttarono molto la popolazione impoverita. Molte famiglie per sopravvivere furono costrette a mandare i loro figli a lavorare in miniera, che era a un'ora di cammino dal paese. Entrando nella città si vede un grande monumento che ricorda la sofferenza dei minatori.
Nel 1961 il pastore valdese Tullio Vinay fondò il Servizio Cristiano per combattere la povertà. All'inizio, lo scopo principale era promuovere l'alfabetizzazione tra bambini e adolescenti, poi si aggiunse quello di favorire l'agricoltura e la formazione. Oggi la Chiesa Valdese gestisce un asilo nido, una scuola elementare, una pensione, un consultorio familiare e una piccola fattoria.[4]
Riesi è soffocata da una forte criminalità organizzata. Ogni anno, conflitti interni alla Mafia con le cosche avversarie appartenenti rispettivamente a "Cosa Nostra" ed alla "Stidda", danno luogo ad incidenti e perdite umane. Nella primavera del 2006, il Presidente Giorgio Napolitano ha sciolto il consiglio comunale ed allontanato il sindaco dai propri incarichi a causa degli evidenti legami tra questi ed il crimine organizzato.
Molti riesini lasciano ancora le proprie case una volta diplomati per cercare lavoro o studiare in una delle grandi città italiane. Negli ultimi dieci anni si è registrato un forte incremento degli stranieri, soprattutto ucraini, polacchi, romeni e cinesi in cerca di lavoro e fortuna.
Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]
La Chiesa della Madonna SS.ma della Catena, costruita nella prima metà del XVII secolo.
La Chiesa del SS. Crocifisso, costruita nel 1744.
La Chiesa Maria SS. del Rosario, costruita nel XVIII secolo.
La Chiesa di San Giuseppe, edificata nel XIX secolo.
La Chiesa evangelico-valdese, fondata nel 1898.
La Chiesa di San Giovanni Bosco, eretta nel 1962.
Il Monte degli Ulivi, complesso architettonico del Servizio Cristiano. Di proprietà della Chiesa Valdese, fu costruito tra il 1961 ed il 1966 dall'architetto Leonardo Ricci ed è uno dei massimi esempi di architettura italiana del XX secolo. Il 16 gennaio del 2009 sulla GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n° 3 del 2009) con decreto del 22 dicembre 2008 il complesso architettonico del Servizio Cristiano ha ottenuto la "Dichiarazione di importante interesse artistico".

 
 
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