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Ribera

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Ribera


Ribera (Rivela in siciliano) è un comune italiano di 19 057 abitanti[1] della provincia di Agrigento in Sicilia.
È la città natale di Francesco Crispi ed è conosciuta anche come la Città delle Arance. Ha avuto il riconoscimento di Città Slow, entrando a far parte della rete internazionale delle città del buon vivere[3][4].

Territorio[modifica | modifica wikitesto]
Posizionato su una vasta pianura a 230 m sul livello del mare e distante da questo circa 7 km, Ribera si trova sul percorso della S.S. 115 che va da Trapani a Siracusa. La città è posizionata tra i due fiumi Magazzolo e Verdura che delimita i confini con i comuni di Sciacca e Caltabellotta ad ovest, mentre i confini del territorio con il comune di Cattolica Eraclea sono segnati a sud-est dal fiume Platani. L'altipiano con leggeri pendenze verso sud si estende fino al mare. I terrazzi di origine marina sono intervallati dalle incisioni vallive dove scorrono i fiumi ed i loro affluenti secondari, su terreni di natura argilloso-limoso e calcareo-marnoso. L'area comunale si erge su terreni per la maggior parte argillosi del complesso plastico del periodo Miocene inferiore-medio sormontati dai litotipi della formazione gessoso-solfifera, si hanno anche marne calcaree ed argille marnose del Pliocene inferiore, marne argillose cineree e coeve brecce argillose del Pliocene medio-superiore, calcareniti del Pleistocene. I terrazzi marini sono del Quaternario-Pleistocene superiore[5]. Con i suoi 350 m s.l.m. il monte Sara[6], posto a nord-est del territorio, risulta essere l'unico rilievo significativo[7].

Storia
Dalle origini alla fine del XVII secolo
Il nome Ribera è una parola spagnola che si può tradurre come "bacino di un fiume" o riviera[11]. Nell'epoca dei primi insediamenti fece pensare alla posizione topografica del Comune, quando in realtà il centro abitato è distante rispetto ai fiumi Verdura e Magazzolo. Successivamente quando Luigi Guglielmo I Moncada prese in sposa Maria Afan de Ribera, fu chiaro a tutti che la scelta di quel nome fu dettata dai sentimenti.
La posizione geografica, il clima favorevole e la presenza costante di acqua, assicurata dai fiumi Verdura, Magazzolo e Platani, hanno reso molto fertili le terre del territorio di Ribera, anticamente detto Allava. Così già nel medioevo, molti abitanti dell'antica Caltabellotta vi si recavano per coltivarle, realizzando produzioni variegate: riso, cotone, grano, agrumi, mandorle, olive e numerose varietà di uva, frutta di stagione ed ortaggi.
Ribera è però una cittadina relativamente giovane, le origini si fanno risalire a verso la fine del XVI secolo, quando in un clima di tranquillità, dato dalla fine delle incursioni dei Turchi in Sicilia, molti contadini decisero di abbandonare le rocche fortificate e di trasferirsi in zone con terreni più fertili, molto spesso lasciandosi alle spalle i debiti contratti con i feudatari[12]
La fondazione di Ribera è datata 1635, quando il Principe di Paternò Luigi Guglielmo I Moncada, possessore di numerosi e vasti feudi, decise di risparmiare le fatiche e le energie che i propri contadini spendevano per recarsi da Caltabellotta ai campi, e di fondare un centro in cui questi si sarebbero trasferiti, rimanendo alle sue dipendenze.
La scelta del luogo della fondazione cadde sulla Piana di Stampaci, chiamato anche Piano di San Nicola (corrispondente più o meno all'attuale quartiere di Sant'Antonino), dal quale era possibile dominare gran parte del territorio e fruire delle sorgenti d'acqua.
La cittadina che si sviluppò attraverso strade larghe e bene allineate, rispettando criteri urbanistici d'avanguardia, venne battezzata con il nome di Ribera, in omaggio alla moglie del Principe Moncada, Maria Afan de Ribera, figlia del Duca di Alcalà.
Secondo l'atto del notaio Vincenzo Scoma, custodito presso l'archivio di Stato di Sciacca, la data di nascita ufficiale di Ribera è il 25 febbraio 1636[13].
Nel decennio 1640-1650 la popolazione di Ribera fu più che raddoppiata arrivando a 496 persone, così nel 1655 la cittadina ebbe la sua prima Chiesa, intitolata a San Nicola e successivamente a Sant'Antonino[10].
Nel 1673, il fondatore fu succeduto da Ferdinando Moncada Aragona, Principe di Paternò, di Montalto e di Bivona che sposò Maria Teresa Faxardo Toledo e Portugal, dal quale ebbe una figlia, chiamata Caterina.
XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]
Caterina Moncada sposò Giuseppe Federico Alvarez de Toledo, duca di Ferrandina e marchese di Villafranca, al quale il feudo di Ribera andò in dote nel 1713[14].
Nel 1736 il feudo passò al loro primogenito, Federico di Toledo Aragona Moncada, fino al 1754, quando venne trasmesso all'erede universale unico della casata, Antonio Alvarez de Toledo[15], Duca di Bivona[10].
A quest'ultimo si devono l'indipendenza da Caltabellotta e l'assegnazione di un territorio che includeva tutti i feudi compresi tra i fiumi Verdura e Magazzolo e tra Calamonaci ed il mare[10].
XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1841 il Comune, con una produzione di 5000 quintali di riso, fu classificato come il primo centro di produzione di riso della Sicilia e, nonostante le morti dovute al colera, l'abbondanza del lavoro favoriva i matrimoni e l'accrescere della popolazione che contava 5000 persone circa. Il 29 settembre di quell'anno attraverso un Regio decreto, il Comune fu quindi elevato a Pretura di Terza classe[10].
Con la Rivoluzione indipendentista siciliana del 1848 anche Ribera ebbe un Comitato rivoluzionario guidato da Tommaso Crispi, il cui figlio Francesco diventò rappresentante del Comune di Ribera al Parlamento Siciliano di Palermo[10].
Dopo lo sbarco dei Mille, venne costituito un Consiglio Civico e successivamente il 10 aprile 1861 il Comune godé per la prima volta delle maggiori libertà amministrative e fu eletto il Consiglio Comunale. In quegli anni vennero soppresse le risaie, fonti di gravi malattie come la malaria. Furono anni in cui la miseria e la fame attanagliarono buona parte della popolazione[10].
XX secolo[modifica | modifica wikitesto]
Dopo la Prima guerra mondiale la questione della lotta al latifondo entrò nel vivo anche a Ribera. La popolazione e soprattutto i reduci lamentavano l'assenteismo del Duca di Bivona che da Madrid godeva delle sue ricchezze senza nessun contatto diretto con le proprietà e con i lavoratori.
Nell'estate del 1919, la cooperativa "Cesare Battisti" guidata dal farmacista Liborio Friscia chiese all'Opera Nazionale Combattenti (ONC) l'affitto del latifondo appartenente al duca di Bivona, che era inoltre senatore e grande di Spagna.
Arrivato in paese nel gennaio 1920, don Eristano, intenzionato a vendere i propri possedimenti ad un'altra cooperativa, venne sequestrato dai combattenti della "Battisti" per tre giorni nel proprio palazzo[16], già appartenuto ai propri predecessori.
In seguito alla sua liberazione, il duca di Bivona denunciò la violenza subita dai "bolscevichi" di Ribera, facendo intervenire anche il governo di Madrid, e vendette il proprio latifondo alla cooperativa rivale della "Battisti", quella guidata da Antonino Parlapiano, che a sua volta affittò il latifondo a tre cooperative composte da gente appartenente a diverse cosche mafiose[16].
Sulla vicenda intervenne anche Antonio Gramsci con una corrispondenza intitolata "La verità sui fatti di Ribera" apparsa sull'Avanti! dell'11 febbraio 1920[12] ed inclusa nei suoi Quaderni del carcere[17].
A Ribera è ancora presente il palazzo dei duchi di Bivona, appartenente prima alla famiglia nobile dei Moncada, poi agli Alvarez de Toledo. L'interno è in parzialmente affrescato; in una stanza è presente un dipinto in cui sono raffigurati tutti gli stemmi araldici degli antenati della famiglia Alvarez de Toledo.
Da quel momento Ribera fece un salto in avanti in termini di progresso e di miglioramento economico, con l'affermarsi delle cooperative agricole, con la nascita delle prime banche e con una serie di potenziamenti e razionalizzazioni dell'agricoltura che permetterà a Ribera di affermarsi come uno dei primi centri della Sicilia per produzione di agrumi[12].
Il 10 dicembre 1940 l'Ente nazionale per la colonizzazione del latifondo inaugurò il borgo rurale intitolato ad Antonio Bonsignore[10], distante 13 km dal paese e vicino al mare.
Con l'avvento della Seconda guerra mondiale Ribera subì diversi bombardamenti, tanto da costringere la popolazione ad abbondare il centro abitato ed a rifugiarsi nelle campagne. I danni furono ingenti, con molti Riberesi che ebbero la casa distrutta o che non videro tornare i propri cari dal fronte[12].

Il secondo dopoguerra portò un acceso confronto tra i partiti cattolici e quelli socialcomunisti, in cui rivendicazioni sociali, democrazia, repubblica e governo del popolo erano i temi più trattati, tanto da echeggiare in tutte le case.
Le elezioni comunali del 1946 videro il trionfo delle forze di sinistra, ciò consentì l'organizzazione delle occupazioni delle terre incolte[10], la definitiva fine del latifondo e la ripresa del progresso economico e sociale[12].

 
 
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