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Randazzo


Randazzo (Rannazzu in siciliano) è un comune italiano di 10 900 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Territorio

Sorge sul versante nord dell'Etna, a 765 m sul livello del mare, sull'ultimo ciglione lavico di una colata preistorica, erosa dalle acque dell'Alcantara, che scorre ai piedi del suddetto ciglione. È un importante nodo strategico da cui sono facilmente raggiungibili i centri di Catania (65 km), Messina (73 km), e Enna (105 km). Randazzo si collega con la costa jonica attraverso lo sbocco sulla litoranea di Fiumefreddo di Sicilia, da cui dista 30 km; e con la costa tirrenica attraverso lo sbocco sulla litoranea di Capo d'Orlando, da cui dista 60 km. Presenta due frazioni principali: Montelaguardia (a est del paese) e Murazzo Rotto (a ovest dell'abitato).
Il territorio presenta una vasta exclave denominata Spanò sita al confine con la provincia di Enna, tra i comuni di Adrano, Centuripe, Regalbuto e Troina.


Storia

Porta medioevale
Di origine prettamente medioevale, giace però su un territorio in cui si sono incontrate le più disparate civiltà: greci, romani, bizantini, ebrei, arabi, normanni, aragonesi hanno lasciato tracce di alto valore documentario ed artistico in essa.
Le origini del suo nome sono tuttora un mistero legato alla sua fondazione.
Le antiche mura e i resti di un bagno che ancora oggi rimangono a Randazzo, ci attestano che qui c'era un centro di abitazione sin dal tempo dei Romani in Sicilia, anzi l'Arezzo, Filoteo degli Omodei, il Riccioli ed altri vogliono che Randazzo fosse abitata prima delle colonie greche.
Diamo qui di seguito le versioni attualmente accreditate:
Il toponimo deriverebbe, secondo l'Amari (Storia dei musulmani di Sicilia), da un patrizio bizantino governatore di Taormina degli anni 714-745 (VIII secolo) di nome Randàches (o Randag). Esso compare per la prima volta in un diploma di Ruggero II del 1144, al quale segue, alla metà del XII secolo, un privilegio dello stesso Ruggero concernente gli abitanti di S. Lucia in territorio di Milazzo, i quali sono equiparati ai "lombardi Randacii". Esso proverebbe il precedente insediamento di una colonia di "lombardi" nel territorio randazzese, che si aggiunse al preesistente nucleo greco. Attorno al 1154 il geografo arabo del re Ruggero II El-Edrisi descrive Randazzo come un villaggio "del tutto simile ad una cittadina con un mercato che pullula di mercanti e artigiani", testimoniandone il particolare periodo di prosperità economica.
Lo storico Arezzo crede invece che Randazzo sia sorta sulle rovine di quella “Trinacium” (da Tiracia, città fondata da coloni greci) che fu distrutta dagli arabi nel IX secolo, il cui nome, corrompendosi, sarebbe divenuto Rinacium, da cui Randadum.
È opinione del geografo Filippo Cluverio che l'odierna Randazzo sorgesse nel luogo già occupato dall'antica "Tissa", questa ipotesi è suffragata da reperti archeologici rinvenuti nella zona e risalenti al periodo greco e attraverso Tissa si sarebbe sviluppata la civiltà ellenica lungo la Valle dell'Alcantara (l'antico Akesines). Anche Cicerone nomina l'antica Tissa nelle sue orazioni contro Verre, come soggiorno di laboriosi agricoltori che non poterono opporsi alle vessazioni di quel rapace pretore inviato dai romani in Sicilia.
Il suffisso è -azzo (in italiano -accio), di origine latina, formante il peggiorativo di sostantivi e aggettivi[2]
Della cittadina, che si trova a 754 m s/m, sembra accertata, tuttavia, la presenza di insediamenti umani nel territorio dell'attuale Randazzo a partire dal VI secolo a.C., come testimoniano i numerosi reperti archeologici risalenti a quell'epoca rinvenuti nelle contrade S. Anastasia e Mischi. Gli esiti di ulteriori campagne di scavo attesterebbero la persistenza di agglomerati abitati nelle epoche successive fino all'epoca della dominazione araba dell'isola, durante la quale Randazzo pare abbia assunto un rilevante ruolo strategico, mantenuto, in seguito, durante il periodo normanno, al quale risale l'edificazione del presidio munito e della cinta muraria. E fu proprio alla sua particolare posizione strategica nell'itinerario che, dall'interno dell'isola, portava da Palermo a Nicosia per poi diramarsi nelle due direzioni di Catania o Messina che Randazzo dovette la sua configurazione di città possesso del demanio regio e sottratta, per questo, alle infeudazioni. Infatti Randazzo diviene città demaniale della Vallo di Demone e gli viene dato l'appellativo di “Plaena” da Federico II nel Parlamento di Messina dell'anno 1233, e la santa patrona della città è Maria SS. Assunta. Ma l'attuale città è di origine bizantina e infatti a pochi chilometri da Randazzo si possono visitare i ruderi dì antiche chiese bizantine chiamate Cube.
Sino al sec. XVI vi si parlavano tre lingue: il greco nel quartiere San Nicola, il latino nel quartiere Santa Maria e il lombardo nel quartiere San Martino, essendosi la città formata dall'unione di tre differenti gruppi etnici; ad opera dei lombardi divenne una roccaforte dei re normanni in lotta contro gli arabi. Randazzo ha conservato quasi interamente il suo aspetto medievale essendo stata sempre risparmiata dal vulcano pur essendo il comune più vicino al cratere centrale dell'Etna (15 km circa).

Architetture religiose

Basilica minore di Santa Maria Assunta, 1214.
Chiesa di San Nicolò, XIII secolo.
Chiesa di San Martino, XIII secolo.
Chiesa di San Pietro, già di Santa Maria degli Ammalati, XIII secolo.
Chiesa del Signore della Pietà fuori le mura, XIII secolo.
Santuario di Maria Santissima del Carmelo, 1380, un tempo contiguo al convento di San Michele dell'Ordine carmelitano.
Chiesa di San Giorgio e monastero dell'Ordine benedettino.
Chiesa di Maria Santissima Annunziata, XIV secolo.
Chiesa di Santa Maria dell'Agonia, XIV secolo.
Chiesa di Santa Maria della Misericordia.
Chiesa di Santa Maria della Volta, XIV secolo.
Chiesa di Santa Maria dell'Elemosina, ruderi.
Chiesa di Santa Maria dell'Itria, ruderi.
Chiesa del Santissimo Salvatore o Collegio di San Basilio.
Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo e monastero osservante la Regola di San Bernardo, demoliti.
Chiesa dei Cappuccini e convento dell'Ordine dei frati minori cappuccini.
Chiesa di Santa Maria di Gesù e convento dell'Ordine dei frati minori osservanti.
Chiesa del Sacro Cuore fuori le mura.
Chiesa di San Giacomo, XVI secolo, edificio adibito a scuola musicale.
Chiesa di Santa Barbara.
Chiesa di San Bartolomeo.
Chiesa di Santa Caterina, demolita.
Chiesa di San Francesco di Paola.
Chiesa di San Giovanni Evangelista, ruderi.
Chiesa di San Gregorio.
Chiesa di Santo Stefano, demolita.
Chiesa di San Vito.
Chiesa di Cristo Re, frazione di Montelaguardia.
Chiesa di Santa Caterina e monastero dell'Ordine benedettino, distrutti dai bombardamenti del 1943. Ruderi del tempio, monastero ricostruito.
Chiesa di San Domenico e convento dell'Ordine dei predicatori di San Domenico, 1519. Edifici distrutti dai bombardamenti del 1943.

Architetture civili

Palazzo Reale (Casa Scala)
Costruito sotto gli ultimi re normanni. In questo palazzo soggiornarono:
Giovanna Plantageneto figlia di Enrico II d'Inghilterra e moglie di Guglielmo II di Sicilia;
Costanza d'Altavilla moglie dell'Imperatore Enrico VI lo svevo;
Enrico VI di Svevia;
Federico II di Svevia;
tutta la corte aragonese, fra cui Giovanni e Federico III;
nel 1535 Carlo V d'Asburgo, di passaggio per Randazzo.
Anticamente il comune lo vendette alla famiglia Chillia e poi passò alla famiglia Scala e ancora oggi è segnalato, nei libri d'interesse artistico e turistico, come Casa Scala o Palazzo Scala, ed è sito nel quartiere di San Martino, prospiciente in via Umberto I e confinante da levante con via Vagliasindi e da ponente via Mercurio. In stile gotico, a tre piani fuori terra, composto di un piano terreno con tre arcate di essi ne esiste solo una (Via Volta Scala), di un primo piano pericolante, in seguito al terremoto del 2 gennaio 1693. “..Fu abbassato del pari il terzo Piano Superiore ove albergò l'Imperatore Carlo V, piccola porzione del quale oggi serve di Casa Comunale, sotto alla quale vi è l'Officina Postale, e la stanza della Guardia Urbana, per il Buon Ordine in questa Città…” Esso fabbricato aveva dalla parte di prospetto (Via Umberto) sette finestre bifore al primo piano, ed altrettante al secondo piano. Dopo la demolizione del secondo piano, in seguito a modifiche subite da detto palazzo, le finestre del primo piano in parte furono convertiti in finestroni moderni, e solo rimangono delle antiche costruzioni due finestre a colonnine all'angolo sud-ovest di esso fabbricato e la finestra murata (Via Lombardo) da cui si affacciò Carlo V che in suo onore fu chiusa affinché nessuno mai più potesse servirsene.
Museo Archeologico Paolo Vagliasindi
Il Museo Archeologico "Paolo Vagliasindi" ospitato nella fortificazione del Castello “Carcere” raccoglie i reperti ritrovati in contrada S. Anastasia a Randazzo dall'archeologo Paolo Vagliasindi. La collezione, tra le più importanti della Sicilia, comprende pezzi del VI – III secolo a.C. tra cui l'Oinochoe che per la raffigurazione del mito di Fineo è uno dei quattro esemplari rimasti al mondo. Il Museo è suddiviso in 5 sale:
nella sala centrale Oinochoe oltre ai pezzi più pregiati della collezione sono esposti oggetti in bronzo e la raccolta numismatica di Paolo Vagliasindi;
la sala Jonica ospita i pezzi più antichi con reperti di età ionica e corinzia;
nella sala della Ceramica Nera sono esposti esemplari di età attica ricoperti da vernice nera;
la sala Attica espone ceramiche di manifattura attica del V secolo a.C.;
nella sala Ellenistica sono esposte ceramiche di epoca ellenistica del IV secolo a.C.
Museo Civico di Scienze Naturali[modifica | modifica wikitesto]
Il Museo Civico di Scienze Naturali ospita la collezione Ornitologica Priolo composta da 2250 esemplari di uccelli italiani ed esotici tra i quali il Grifone dell'Etna e l'Avvoltoio dagli anelli che, ormai estinti, fino a qualche decennio fa solcavano i cieli dell'Etna e la collezione Naturalistica Lino composta da fossili, minerali, rocce e conchiglie ritrovate in Sicilia. Il Museo è suddiviso in 6 sale:
sala n. 1 Geologia (collezione Lino);
sala n. 2 Fauna Marina (collezione Lino);
sala n. 3 Fauna Esotica;
sala n. 4 Uccelli Esotici;
sala n. 5 Fauna di Sicilia (Diorama del Grifone);
sala n. 6 Collezione Ornitologica Priolo;[3]
Museo dell'Opera dei Pupi[modifica | modifica wikitesto]
Il museo, inaugurato nel 2015[4], ospita la collezione di Pupi Siciliani della famiglia Russo. Essa è composta da 37 marionette che rappresentano i personaggi dell'epopea storica della Chanson de Roland. La collezione fu realizzata tra il 1912 e il 1915 dallo scultore Emilio Musumeci e utilizzata dal puparo messinese Ninì Calabrese. La collezione, di grande valore, è servita per allestire una rappresentazione alla presenza del Re Umberto II. La collezione, fino al 2014, è stata ospitata in una sala del Museo Archeologico "Paolo Vagliasindi".[5]


Altro

Grotta Del Gelo
Grotta del Gelo
Parco Polivalente Sciarone
Il Parco Polivalente Sciarone è il polmone verde della città. Si trova a poca distanza dal centro ma immerso nell'ambiente unico del Parco dell'Etna. Nel parco è possibile passeggiare nel “sentiero natura” ed osservare le diverse colate laviche che hanno lambito Randazzo, la flora composta da alberi di betulla, castagno e roverella ed anche la fauna etnea costituita da volpi, istrici, ricci e conigli selvatici che rendono questo ambiente molto suggestivo. All'interno è anche disponibile un'area attrezzata per pic-nic con 5 punti cottura, 16 tavoli (per un totale di 128 posti a sedere) acqua potabile e 4 servizi igienici.

 
 
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