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Pedara


Pedara (Pirara in siciliano[2]) è un comune italiano di 14 070 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Storia

Adagiata sulle colline meridionali dell'Etna, Pedara offre a tutti la bellezza dei suoi paesaggi e la salubrità del suo clima mediterraneo. La trasformazione sociale e demografica del territorio si è rivelata, nei secoli, attorno agli antichi crateri di monte Difeso e monte Troina, testimoni della continua evoluzione di questo centro. Non si possiedono notizie certe sulle sue origini perché le numerose colate laviche ne hanno quasi del tutto cancellato le tracce. Si sa, però, che anticamente l'abitato era situato più a nord dell'attuale e il ritrovamento casuale di alcuni reperti testimonierebbe l'origine greca del luogo. Sotto i Normanni Pedara faceva parte delle vigne di Catania e, già in quel periodo, il primitivo insediamento rurale cominciava a formare un villaggio di agricoltori a settentrione dell'odierno paese. Tutto questo accadeva ancor prima che nel 1388 il vescovo della diocesi, Simone del Pozzo, autorizzasse la costruzione della prima chiesa parrocchiale. Durante il Quattrocento, però, a seguito di due violente eruzioni, (in particolare l'eruzione del 1404 che formò la zona detta "dei tre monti") gli abitanti iniziarono una migrazione verso sud e nell'attuale sito diedero vita alla nuova Pedara. Nel 1641 il casale fu venduto al messinese Domenico Di Giovanni e, diventando baronia, fu presto un rilevante centro di attività economica e sociale e di conseguenza il più ricco ed organizzato dell'Etna. Risollevatasi con enormi sacrifici dalla terrificante eruzione del 1669, qualche anno più tardi la popolazione fu di nuovo colpita duramente. L'11 gennaio 1693, il più violento terremoto che la storia locale ricordi, in pochi secondi, distrusse anche Pedara. Ed ecco allora comparire un grande personaggio, da tempo l'uomo di fiducia dei Di Giovanni: don Diego Pappalardo, sacerdote pedarese e cavaliere dell'Ordine Gerosolimitano di Malta. Spirito geniale ed organizzativo e dalla vitalità travolgente come pochissimi in quel tempo, don Diego ricostruì in meno di vent'anni e per ben due volte la Chiesa Madre di S. Caterina - oggi Basilica pontificia - ed incoraggiò gli abitanti per una rapida riedificazione del paese. Carestie e miseria segnarono l'ultima parte del Settecento che vide l'affermarsi della borghesia terriera. L'abolizione della giurisdizione feudale siciliana del 1812 e la successiva riforma amministrativa borbonica significarono per Pedara l'inizio di una nuova trasformazione. Nel 1817, grazie al decreto emanato a Napoli dal re Ferdinando IV, il paese divenne comune autonomo e la nuova realtà politica permise alla comunità di emergere dall'oblio in cui si era trovata a seguito del grande terremoto. L'Ottocento ed il Novecento furono caratterizzati soprattutto da un notevole sviluppo urbano ed edilizio che, nel tempo, determinò la perdita di ampie aree agricole e boschive e la conseguente creazione di nuove zone abitate. A partire dagli anni settanta il paese ha cominciato ad assorbire, parzialmente, i più di 100 mila catanesi che abbandonavano Catania in favore dei paesi etnei. Pedara ha, di conseguenza, visto quadruplicare il proprio numero di abitanti nell'arco di soli 30 anni.

Toponimo

Non esistono precise indicazioni etimologiche: le ipotesi più probabili ci conducono prima al nome di Epidauros, città greca del Peloponneso da cui, secoli fa, partì una colonia per la Sicilia; dopo al latino Apud Aram o Ad pedes arae, ossia "ai piedi dell'ara", con riferimenti a fatti mitologici relativi ai resti di una costruzione (un altare) esistente sull'Etna e consacrata a Giove Etneo che, per anni, fu simbolo del Comune. Ecco perché la strada principale del paese è denominata corso Ara di Giove. Un'altra origine ci riconduce alla presenza, un tempo, di molti alberi di pero nella parte bassa del paese.

Turismo

Durante la stagione estiva è luogo di villeggiatura per il clima più fresco rispetto a Catania dovuto alla quota altimetrica. Nella parte più a nord si trova l'antico borgo rurale della Tarderia, immerso in un'ampia estensione di castagneti con flora montana ed essenze arboree alpine. Da Pedara si raggiunge facilmente l'Etna (circa 15 km.). Lungo la strada provinciale per l'Etna la fossa del Salto del Cane, un antico cratere spento con area attrezzata (Punto Base per l'Escursionismo del Parco dell'Etna).

Monumenti e luoghi d'interesse

Basilica di Santa Caterina
Oltre ad essere il monumento più importante di Pedara, per il suo particolare contenuto artistico è una delle chiese più visitate e studiate della provincia. L'intero complesso architettonico è considerato uno splendido esempio di "chiesa nera" dell'Etna, dove il sapiente e coraggioso utilizzo della pietra lavica e degli intonaci trova qui una delle sue massime espressioni. La prima costruzione fu completata nel 1547 ed era in stile romanico. Oltre un secolo dopo, la struttura si dimostrò insufficiente a contenere i fedeli tanto che nel 1682 la fabbrica fu demolita per una più spaziosa ed attrezzata, ma l'11 gennaio 1693 il terremoto piegò anche Pedara e della chiesa appena ricostruita rimase ben poco. La grandiosa opera di ricostruzione richiese oltre 10 anni di lavoro e fu compiuta dal sacerdote pedarese don Diego Pappalardo solo nel 1705. All'interno si possono ammirare gli affreschi di Giovanni Lo Coco, una tela di Mattia Preti che raffigura il Martirio di Santa Caterina, il monumento funebre allo stesso don Diego, numerose tele, i marmi policromi dell'altare maggiore, alcune sculture del Settecento, i preziosi ricami e gli arredi sacri. Il portale interno del 1547 è il monumento più antico di Pedara. Costruito in pietra lavica e bianca, l'arco è in stile romanico e sostiene una porta di tavole di castagno dalla quale emergono 122 grossi chiodi che, secondo la tradizione, rappresentano il numero delle famiglie che contribuirono alla sua realizzazione. All'esterno, invece, spiccano la torre campanaria con elementi di epoche diverse e cuspide in maioliche policrome, le sculture in pietra dei portali e delle finestre ed un ormai raro esemplare di meridiana. Nell'aprile del 1996 papa Giovanni Paolo II l'ha elevata al rango di basilica minore.[3]
Santuario di Maria Santissima Annunziata
Il corpo principale della Chiesa risale alla fine del Cinquecento quando Ludovico Pappalardo, nonno di Don Diego, in un terreno di sua proprietà diede inizio ai lavori di costruzione perché quella del 1388 era ormai diventata piccola e cadente. L'edificio fu seriamente danneggiato, come tutti gli altri del paese, dal terremoto del 1693 ed i lavori di riparazione e consolidamento furono ultimati due anni più tardi da Don Diego. Tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento la chiesa fu ampliata con l'aggiunta delle due navate laterali e nel 1971 l'arcivescovo di Catania, mons. Guido Bentivoglio, la elevò alla dignità di Santuario Mariano Diocesano. È il centro della devozione popolare locale perché custodisce il simulacro dell'Annunziata ed i resti mortali della Serva di Dio Giuseppina Faro, giovane pedarese morta nel 1871 per la quale oggi è in corso la causa di beatificazione.
Chiesa di Sant'Antonio Abate
La via principale di Pedara, che da piazza Don Diego sale verso Nicolosi, quasi all'estremità del paese si allarga formando una piazzetta: è piazza S. Antonio, sulla quale domina maestosa per il suo alto basamento, la Chiesa parrocchiale dedicata a S. Antonio Abate.La presenza, a Pedara, di una chiesa o di una piccola cappella dedicata al grande santo eremita Antonio Abate è testimoniata sin dal XIV secolo nella Cronaca Benedettina, scritta da Matteo Selvaggio vissuto nel monastero di Licodia. Detta chiesa sorgeva nell'omonimo quartiere di S. Antonio, costruita per devozione dai fedeli che erano in gran parte bordonari (mulattieri) e pastori e fu distrutta assieme a molte case circostanti dalla violenta eruzione del 9 novembre 1408. Dopo questa eruzione, secondo quanto scrisse Don Ludovico Pappalardo nella sua Notizia Storica della Pedara, fu iniziata la costruzione di un'altra chiesetta del Santo Abate, nella contrada detta “Pietralunga S. Antonio”, estremità meridionale del territorio comunale, ove i Pedaresi si erano rifugiati sotto la minaccia del fuoco etneo. Detta chiesetta però rimase incompiuta perché cessata l'eruzione si preferì piantarla dentro l'abitato, presso la nuova sciara del torrente lavico che erasi seccato. Qualche anno dopo, forse in seguito al privilegio concesso dalla Regina Bianca, moglie e vicaria del Re Martino, che esentava dal pagamento di alcune gabelle i paesetti dell'Etna colpiti dalla lava, i Pedaresi poterono iniziare la costruzione della nuova chiesa di S. Antonio a poca distanza dalla chiesa di S. Maria la Stella. Nel 1680 la chiesa fu abbattuta allorché, come riporta la citata Notizia Storica della Pedara, «...si piantò la nuova più grande e di bellissimo modello, più vicina all'abitato con suo atrio e scalinate di pietra da intaglio, campane e sepolture proprie». A distanza di 13 anni, l'11 gennaio 1693, il terremoto considerato uno dei più grandi disastri della storia urbana europea non dovette sconvolgere troppo la chiesa che si mantenne salda sopra quel banco di lava. Il sisma fece crollare il soffitto che era a cassettoni in legno, e alcuni tratti della finta cornice che quasi lo sosteneva; anche il campanile, che sicuramente doveva essere più alto, crollò in parte. La sistemazione, ad opera dell'umile popolazione del quartiere, fu portata a termine anche grazie all'instancabile collaborazione del grande benefattore e mecenate Pedarese Don Diego Pappalardo che, probabilmente, volle porre la propria firma facendo scolpire lo stemma della sua famiglia (braccio con la stella e tre scaglioni) alla base della statua di S. Antonio Abate posta sulla facciata della chiesa. All'interno si possono ammirare alcune tele risalenti alla fine del XVII secolo, un pregevole Crocifisso ligneo settecentesco e il simulacro del Santo Titolare risalente con molta probabilità alla fine del XVI secolo.
Chiesa di S. Maria delle Grazie
Si trova nell'omonima piazzetta lungo la via Etnea dove, fino a non molto tempo fa era l'entrata meridionale del paese. Costruita nei primi anni del Seicento, rimase anch'essa distrutta dal sisma del 1693. La ricostruzione fu lenta e permise il suo totale recupero solo durante il Settecento. La struttura, molto semplice è a pianta quadrangolare. Al suo interno, oltre al simulacro, è custodita un'antica tela della Madonna delle Grazie attribuita al pittore Vito D'Anna, ed una tavola sulla quale è dipinta la scena dell'Annunciazione.
Chiesa di S. Biagio
Costruita nel 1630 dagli abitanti del quartiere omonimo ad est del paese, all'interno era presente un dipinto del Santo vescovo e martire Biagio realizzato, secondo la tradizione, da Pietro La Badessa e andato poi distrutto, con la chiesa stessa, con il terremoto del 1693. Nei secoli seguenti la struttura fu oggetto di restauri che la dotarono anche di stucchi realizzati negli anni venti del Novecento dall'artista nicolosita Vincenzo Torre. Del santo protettore della gola si conserva una bellissima statua lignea scolpita dallo scultore messinese Antonino Saccà nel 1899.
Chiesa di S. Maria della Stella
Sorge nei pressi del parco comunale. Edificata nel 1735 al posto della chiesa di Tremonti perché si tardava a ricostruirla dopo il terremoto, ha pianta ottagonale con piccola abside e portale di pietra lavica. Rimasta chiusa per tanto tempo fu restaurata e riaperta al culto nel 1986. All'interno è visibile l'antico affresco della Madonna che si trovava nell'edicola votiva esistente prima del Settecento nel posto dove ora sorge la chiesa, per anni meta di tanti pellegrinaggi per le numerose grazie lì ricevute dai fedeli.
Chiesa di S. Vito
Edificata prima del 1642 con molta probabilità fu arredata dalla famiglia Tornabene che, in prossimità della chiesa, possedeva un esteso terreno. Rimasta danneggiata dal terremoto del 1693, fu riaperta al culto nel 1709. Restaurata di recente, al suo interno accoglie, tra l'altro, il simulacro del santo titolare e un antico crocifisso ligneo che la tradizione vuole essere appartenuto alla prima costruzione della Chiesa Madre (1547).

 
 
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