Licata - TOURING SICILY

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Licata

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Licata


Licata è un comune italiano di 37 407 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Agrigento in Sicilia.
Il territorio comunale, che si estende per 24 km lungo la costa meridionale della Sicilia, è prevalentemente pianeggiante, con alcuni modesti rilievi collinari. In generale può dirsi che la morfologia è fortemente caratterizzata dalla presenza del fiume Salso che ha dato origine ad una pianura alluvionale detta la Piana.
Il centro abitato è posizionato al limite occidentale del Golfo di Gela, ed è disposto a ridosso di una collina detta la Montagna, (monte eknomo).
Il Salso sfocia nel mare di Licata con un estuario che divide quasi a metà l'area urbana. Il territorio di Licata confina ad est con il comune di Butera in coincidenza dal torrente Cantigaglione, che sfocia in località Punta Due Rocche.

Il territorio di Licata si sviluppa per circa 20 km su una costa a con morfologie diverse: ad est della città si hanno litorali sabbiosi, ad ovest suggestive scogliere si alternano a spiagge di ciottoli in un susseguirsi di promontori, baie piccole e grandi, con lunghi tratti di spiagge sabbiose. Il litorale, sebbene segnato in varie parti dall'edificazione selvaggia degli anni settanta e ottanta, conserva caratteri di naturalità che ne fanno uno dei più belli di tutta la costa meridionale della Sicilia, soprattutto per l'alternarsi di ambienti sabbiosi e rocciosi caratterizzati dalla presenza di ampie praterie di Posidonia oceanica.
Tra il 2016 e il 2017 il sindaco Cambiano ha risanato parte della costa eseguendo l'abbattimento di 49 villette abusive su oltre 100 ordinanze di abbattimento della procura di Agrigento.[3]

Le spiagge licatesi sono:
Due Rocche


Canticaglione
Poggio di Guardia
Montegrande
Playa
Marianello
Trippodi
Lavanghe Monserrato
Cavalluccio
Balatazze
Colonne
Nicolizia
Cadutella
Caduta
Mollarella
Poliscia
San Nicola
Cala Mollaka o Cala Paradiso
La Rocca
Pisciotto
Foce della Gallina
Torre di Gaffe

Origini del nome
Il nome della città ha subito nei vari secoli molteplici variazioni. Ci si riferisce infatti all'attuale Licata con molti diversi nomi: "Alukatos", Limpiadum, Limpiados, Lecatam, Cathal, Katta, Licatam, Leocata, Alicata.
Il documento più antico che cita il nome di Licata è un atto di donazione da parte di Ruggiero d'Altavilla a Gerlando, vescovo di Agrigento, dove la città viene indicata con l'appellativo di Limpiadum.
In un documento dello stesso anno, proveniente dall'archivio della cattedrale di Agrigento, figura invece con l'appellativo di Lecatam.
Sul significato del nome nel corso dei secoli sono state formulate molte ipotesi; per alcuni deriverebbe dal greco Leucada (Λευκάδα), per altri deriverebbe dal saraceno al-Kalata (rupe fortificata, castello, luogo forte); altre ipotesi meno accreditate farebbero risalire il toponimo da tale Alì, signore del castello della città; da alikis (salsedine); da alik (sale) ed ata (presso) nell'idioma musulmano, con allusione al fatto che la città sorgeva presso il mare e il fiume salato; da alica, da intendersi come un cereale, simile al frumento che abbondava nelle campagne licatesi o come alga, ancora oggi in dialetto chiamata "àlica", di cui il mare di Licata è ricchissimo; da Lica, madre di Dafne, una delle divinità ctonie adorate anche nel territorio di Licata; da Halycon, nome greco del Salso; da Alico, altro appellativo geografico del Salso; da Aluca, città sorta sulle rovine di Finziade; da leon (leone) e cata (presso), con allusione forse a quel leone di grande altezza e di bella fattura, che anticamente era scolpito nella dura pietra della località Stretto, a 9 km dalla città e che secondo il Serrovira fu distrutto nel 1600 dallo spagnolo Emanuele Filiguerra. Secondo Benedetto Rocco, infine, Alicata deriva dall'accusativo del nome greco Halykada (città posta sul Salso).

Storia
Le origini di Licata risalgono alla Preistoria. II nome di Licata appare, quasi nella forma attuale, già in età normanna. Nei secoli XI e XII, infatti, si ritrova Leocata, o Licata, assieme alla denominazione colta di Olimpiada, nome di evidente origine greca. Nel Museo archeologico della Badia, sono presenti numerosi reperti che documentano l'antica storia della città di Licata.
Licata ha origini nel neolitico di tipo stentinelliano (5° millennio a.C.) all'eneolitico di tipo San Cono e alla prima metà del bronzo di tipo castellucciano (2° millennio a.C.)e paleolitico superiore. -
Licata fu frequentata dai Fenici che vi mercanteggiarono tra il XII e l'VIII secolo a.C.
Alla fine del VII sec. i Geloi che vi edificarono una stazione fortificata a guardia della foce del fiume Salso.
Nella prima metà del VI sec. a.C. Falaride, tiranno di Agrigento, costruì un frourion, un avamposto fortificato.
Nel IV sec. a.C. la città cadde nelle mani dei Cartaginesi dai quali fu liberata nel corso della prima guerra punica dai Romani, quando nel 256 a.C., nel mare di Licata, presso l'Ecnomo, fu combattuta la prima grande battaglia navale della storia. Sotto i Romani diventò un grande emporio commerciale.
Nel periodo bizantino, il castello a mare Lympiados.
Nell'827 d.C. la città fu conquistata dal cadì Asad e rimase sotto i musulmani per più di due secoli, fu espugnata dai Normanni il 25 luglio 1086. Federico II, annoverò Licata tra le 42 città demaniali della Sicilia, concedendole nel 1234 il titolo di "Dilectissima", al quale nel 1447 il re Alfonso I unì quello di "Fidelissima".
L'11 luglio1553 la città fu assalita e saccheggiata per sette giorni dal pirata Dragut che la distrusse quasi completamente.
La ricostruzione e l'esoso governo spagnolo esigeva dalla popolazione licatese, il pagamento di una particolare gabella sull'acqua.
Nel sei-settecento la città si sviluppò sempre più all'interno della cinta muraria, interamente ricostruita, e si vestì di nuove e prestigiose architetture lungo l'asse del vecchio e nuovo Cassaro e divenne il regio Caricatore di grano, di antica fondazione,al quale approdavano velieri provenienti da tutto il Mediterraneo.
Nel 1820 Licata si sollevò contro i Borboni. La resistenza contro il re di Napoli fu guidata dal patriota Matteo Vecchio Verderame che fondò nel suo sontuoso palazzo una delle prime logge massoniche della Sicilia. Licata invia un proprio drappello di uomini armati al seguito di Menotti, - Nino Bixio, fu ospitato il 20 luglio 1860 nel palazzo del marchese Cannarella.
Passata la Sicilia sotto il governo piemontese, fu di stanza a Licata in qualità di comandante della 9ª compagnia del 57º reggimento di fanteria, Edmondo De Amicis, l'autore del libro "Cuore".
Nel 1870 Licata costruì a sue spese il ponte sul fiume Salso e nel 1872 il porto commerciale e aprì le strade che la collegassero direttamente con le miniere di zolfo che determinarono la sua fortuna economica. La città divenne residenza abituale di facoltose famiglie e di numerose sedi consolari.
Vennero edificati parecchi palazzi e ville liberty, alcune progettate da Ernesto Basile ed affrescate da Salvatore Gregorietti. Lo zolfo alimentava ben cinque raffinerie, la più grande delle quali, costruita nel 1912 dalla Ditta Alfonso & Consoli di Catania, era forse la più importante d'Europa. Mulini, oleifici, fabbriche di ghiaccio, vari pastifici, nonché il grande stabilimento chimico della Società Montecatini e i primaticci della fertile piana costituivano le fonti del benessere di Licata.
Il 9 luglio 1943 sbarcò a Licata la 3ª divisione di fanteria USA nella spiaggia di Mollarella, 5 chilometri a ovest di Licata[4][5]
Fra gli episodi storici avvenuti nel territorio di Licata, si ricordano:
la battaglia del monte Ecnomo, avvenuta nel 310 a.C., durante la quale Agatocle venne battuto dai Cartaginesi;
la battaglia navale di Capo Ecnomo (256 a.C.), svoltasi nel corso della prima guerra punica, nella quale la flotta romana di Marco Attilio Regolo, sconfisse quella cartaginese.
gli attacchi franco-turchi/ottomani
durante la seconda guerra mondiale, sulle coste di Licata ebbero luogo le operazioni di sbarco della JOSS Force USA 3rd Infantry Division guidata dal Generale Lucian King Truscott, con a capo il generale Patton sbarco degli Alleati

Monumenti e luoghi d'interesse

Villa Bosa

Acropoli di Licata con lo sfondo Castel Sant'Angelo

Le dominazioni succedutesi in Sicilia nel corso dei millenni hanno lasciato una presenza tangibile oltre che nei ritrovamenti archeologici anche nell'architettura civile e religiosa e nella struttura urbanistica della città: ne sono testimonianza l'impianto arabo del quartiere della Marina, la struttura del quartiere Maltese di S. Paolo e la tipologia barocca dei corsi principali.
Numerosi sono i ritrovamenti archeologici risalenti al Paleolitico, il Mesolitico e il Neolitico. Particolarmente degni di nota sono l'ipogeo Stagnone Pontillo, la monumentale necropoli a grotte artificiali di monte Petrulla, la Grangela (opera idraulica di epoca preellenistica), il phrourion di Falaride (fortezza di epoca greca), nonché i resti della città greca di Monte Sant'Angelo.
Molti dei reperti ritrovati presso questi ed altri siti di rilevanza archeologica ritrovati nel territorio comunale sono conservati ed esposti presso il Museo archeologico cittadino, nei locali della terza ala della Badia e del suo chiostro, chiuso nel 2009 e riaperto il 27 luglio 2016.[11]
La visita scorre piacevole ed accattivante tra le varie attrazioni monumentali, chiese, statue, ma anche luoghi che rispecchiano il passaggio delle varie civiltà e della "gente", perché "la cultura, la cultura popolare, e la vita [...] coincidono e non è possibile vivere senza poter apprezzare la cultura come costume e stile della individuale propria, individuale o collettiva, esistenza umana e terrena"[12] Tra i beni monumentali di maggior pregio si citano:
il faro, uno dei più alti d'Europa;[13]
il Castel Sant'Angelo: Forte di avvistamento spagnolo risalente alla fine del XVI secolo dal quale è visibile gran parte del litorale e della Piana di Licata;
il Palazzo di Città, tipica espressione del liberty siciliano, realizzato su progetto di Ernesto Basile;
la chiesa di Santa Maria La Nuova (Matrice): di impianto quattrocentesco e con rifacimenti di epoca barocca, ospita la Cappella del Cristo Nero;
la chiesa di Sant'Agostino, di stile rococò, conserva la celebre statua lignea dell'Addolorata
Santa Maria La Vetere: nel quartiere di Santa Maria, è la chiesa più antica e prima matrice di Licata, di origini due-trecentesche;
il Carmine: il complesso duecentesco, formato dalla chiesa e dal convento, ha subito una riedificazione nel 1700, su disegno di Giovanni Biagio Amico;
la chiesa di Sant'Angelo, ove sono custodite le reliquie del santo che porta il suo nome;
le chiese barocche: chiesa di San Francesco, chiesa del Purgatorio, chiesa del SS. Salvatore;
la chiesa di San Domenico e convento dell'Ordine dei Predicatori di San Domenico oggi adibito a istituto scolastico, nella chiesa barocca sono ospitate due opere di Filippo Paladini: Sant'Antonio Abate in cattedra (1603) e Santissima Trinità e i Santi (1611);
i palazzi nobiliari barocchi, Palazzo Bosio e i palazzi Frangipane;
le ville liberty: costruite sulla collina che si erge sulla città, costituivano le residenze delle famiglie nobili e borghesi degli inizi del Novecento.

 
 
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