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Gravina di Catania


Gravina di Catania è un comune italiano di 25.506 abitanti della Città metropolitana di Catania in Sicilia.

Origini del nome

Fino al XVII secolo la località dove sorge l'odierna Gravina era denominata "Le Plache" o "Li Plachi". Sul finire del secolo tale località venne acquistata per successione ereditaria dal nobile feudatario Girolamo Gravina dal quale derivò il nuovo nome. La Corona di Sicilia, con l'imperatore Carlo V, passa alla Casa Asburgo di Spagna. Nuovi sovrani governano l'isola. Nell'anno 1644, sotto Filippo IV, Girolamo Gravina acquisisce il titolo di Principe Gravina; dopo, il 30 gennaio 1646, acquista, per concessione della Regia Corte, la terra Demaniale di Placa insieme a quella di Galermo acquistata nel 1641 (detta poi S. Giovanni Galermo); in conseguenza della “compra” le terre vengono “infeudate in una al nuovo e unito impero”. Così la terra di Placa cambia nome in quella di Gravina.

Storia
Storia recente

Un incendio sviluppatosi nel 1936 nella sagrestia della Chiesa Madre di Gravina, distruggendo i documenti che vi erano conservati, ha reso difficile la ricostruzione storica delle origini dell'antica terra de "Li Plachi", o semplicemente “Plache” come nel passato era denominata la località dove sorge l'odierna Gravina di Catania. Anche se il ritrovamento di una lucerna paleocristiana può far affermare facilmente come già in età ellenistica e romana questa terra alle falde dell'Etna, fin troppo fertile perché Greci e Romani la lasciassero in abbandono, fosse abitata. Il ritrovamento di una parte della strenna (predica per le festività natalizie) del 1870, permette di acquisire notizie interessanti.Le incisioni di qualche sacro vaso d'argento che nella parrocchia si conservava prima di un avvenuto furto sacrilego, quale l'oliera battesimale, attestano l'impronta primitiva dello stemma originario del paesello ove, entro uno scudo rischiarato dal sole, si osserva dolcemente distendersi la larga pianura che fra le ubertose rocce presenta la gaia colombetta col ramoscello d'ulivo nel becco, simbolo di sincerità, di pace e di stabile abbondanza che assicurano il miglior bene della vita. Vi è poi incisa la parola "Plache", che è il significato rappresentativo della figura. Lo stemma originario di Plache era visibile in un cofanetto d'argento del '600, di cui si conserva una foto, che faceva parte del tesoro della Chiesa Madre. Il cofanetto ed altri oggetti preziosi, in seguito, furono rubati. Il significato dello stemma di Plache, nome derivante dal greco, si confaceva alla natura fertile del territorio, tipica dei suoli vulcanici, e la modesta altitudine rendeva il clima mite. La fertilità era esaltata dalla presenza dell'acqua che sgorgava copiosa nella fonte del Fasano o si poteva captare nelle falde freatiche poco profonde. Alla varietà della macchia mediterranea con ulivi, carrubi, querce, sorbi e bagolari, si univano le distese boschive.

L'influenza del vulcano

L'Etna vista dal parco comunale


Le contrade dell'antico insediamento rurale furono provate da violente eruzioni vulcaniche. La più antica, databile al 122 a.C., periodo in cui la Sicilia era sotto il dominio romano, si originò da alcuni conetti vulcanici ad Est del territorio del paese. La lava, che sgorgava copiosa, raggiunse e distrusse Catania, da questi piccoli coni vulcanici, conosciuti come Monti Arsi, si originò nel 1381 un'altra colata lavica. Ma il 1669 è anche l'anno dell'eruzione etnea più tristemente famosa e devastante fra tutte le precedenti, sia per i fenomeni che la precedettero, sia per la sua durata e la gravità dei danni prodotti. Finita l'eruzione, il territorio continuò ad essere adibito principalmente a seminativi alberati, vigneti, oliveti, ficodindieti e boschi. La produzione tipica rimase quella del vino. Ginestra, ficodindia, mandorli e terebinto colonizzavano le zone laviche. Nella superficie agraria la coltura prevalente era la vite, ma nel '700 e nell'800 era notevole anche la produzione di grano, leguminose e foraggiere. Oggi la superficie forestale è scomparsa e negli anni '60 si è verificata una ulteriore e costante diminuzione della superficie agraria complessiva per la crescente espansione della superficie destinata all'edilizia urbana, nonché per la costruzione di nuove strade che hanno fatto assumere l'attuale assetto urbanistico allungato su una strada che sale tra due imponenti rocce di origine vulcanica formatesi in antiche eruzioni. I motivi di questo primato affondano le radici negli anni 70-80 quando andò accelerandosi il flusso migratorio dei residenti catanesi verso la periferia alla ricerca di luoghi più vivibili, sollievo dal traffico. La vicinanza al capoluogo ha reso Gravina la meta preferita e, al tempo stesso, ha reso necessari interventi mirati a conferire al territorio strade e servizi più adeguati. Il disegno urbanistico del territorio che divide la città nei quartieri di Fasano, Centro e S. Paolo, è impreziosito dalla Villa comunale, dalla Biblioteca e dall'impianto d'arredo del paese costituito da rigogliose piante ornamentali.Tra i monumenti di Gravina, riveste sicuramente una particolare importanza la Chiesa Madre, dedicata a S.Antonio di Padova in onore del quale, il 13 giugno di ogni anno, si svolge una suggestiva festa. Molto particolare è la Chiesa della frazione San Paolo col suo caratteristico tetto a punta. Il parco comunale è piuttosto grande e composto da una ricca vegetazione inoltre ospita al suo interno un laghetto artificiale ed un capiente anfiteatro semicircolare all'aperto adatto per spettacoli o concerti. Quest'ultimo è stato intitolato alla memoria dell'attore Turi Ferro.

Passato e presente

In origine il borgo delle “Plache” che fu a lungo dipendente dalla comunità di Catania, apparteneva alla giurisdizione del Principato dei Principi di Valguarnera. Il 25 novembre dell'anno 1644 sotto Filippo IV della Corona Asburgo di Spagna, Girolamo Gravina acquisisce, per se e per i suoi discendenti di sangue, il titolo di Principe Gravina. Il 30 gennaio 1646, acquista, per concessione della Regia Corte, la Terra Demaniale di Placa insieme a quella di Galermo (detta poi S. Giovanni Galermo) e, in conseguenza della "compra" le terre vengono infeudate insieme al nuovo e unito impero. Riferendoci alle registrazioni segnate nei libri parrocchiali del luogo, il principe Girolamo Gravina, nel 1669 ebbe il talento di cambiare il nome di “Plache”, con quello di Gravina. Ma solo nel 1862 fu aggiunto "di Catania" per distinguere l'omonimo paese in provincia di Bari (Gravina in Puglia). Al fine di rappresentare le epoche storiche derivanti dal nome della cittadina, il comune di Gravina di Catania, ispirandosi all'illustre casato omonimo, ha ottenuto con decreto del Presidente della Repubblica in data 03.12.2001, il riconoscimento dell'attuale stemma.

La leggenda

Nel 1930 a seguito dell'incarico ricevuto dall'allora podestà di Gravina, Giovanni Aiello, fu prodotta una relazione storica sulle origini basata sulla ricostruzione minuziosa ed originale di antichi simboli legati allo stemma Gravinese.
Egli così scriveva: “…. Che Il primo toponoma di Gravina fosse quello di Piakos lo attesta la più che millenaria tradizione vocale, della quale quella zona è chiamata li plachi, derivato volgare di piakos . L'esistenza nell'alta antichità di un abitato in vicinanza di Catania denominato Piakos è provato da una moneta di bronzo unica che è posseduta dal British Museum di Londra. I più reputati numismatici convengono nel riconoscervi un conio uscito alla fine del V secolo a.C. dalla zecca di Catania, poiché la giovane figura rappresentante un Dio fluviale è uguale a quella che appare nei conii contemporanei di Catania, rappresentanti il fiume Amenano. Attorno a quella bella figura sta la leggenda. I cittadini di piakos si servirono della zecca di Catania, perché questa città e quella di Gravina devono essere legati da stretti vincoli di interessi e di sangue. Piakos era un luogo di delizia per la caccia, per gli uliveti e per le acque, le quali corrono ancora sotto le lave di Gravina, a San Paolo, Fasano, Barriera, Licatia. fino al mare di Ognina. (Catania). Il luogo di piakos può essere identificato ad un km ad ovest dell'odierna Gravina nel fondo detto “ allegra ”. L'economia agricola di Gravina era dimostrata dalla presenza di palmenti, frantoi e mulini. Legata alla produzione vinicola era un'industria che dalle vinacce estraeva alcool etilico. Venivano praticati anche difficili mestieri come il pozzaro che, con tecniche allora rudimentali, scavavano pozzi per la ricerca dell'acqua. Al di sotto di alcune zone pietrose di Gravina, attraverso stretti cunicoli, si estraeva una particolare ghiaia rossa usata nell'edilizia.

 
 
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