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Cianciana

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Cianciana


Cianciana è un comune italiano di 3.424 abitanti[1] della provincia di Agrigento in Sicilia. Il paese è circondato dai monti Sicani ed è situato nella valle del fiume Platani.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]
Il territorio del comune di Cianciana confina a nord e a est con il territorio di Alessandria della Rocca, a sud-est con quello di Sant'Angelo Muxaro, a sud con quello di Cattolica Eraclea, a sud-ovest con quello di Ribera e ad ovest con quello di Bivona. I limiti del territorio coincidono in gran parte con segni geografici ben definiti, costituiti ad est dal Vallone Cinié, ad ovest, da nord verso sud, dal Vallone Intronata, Millaga e Cavalieri, a sud dal fiume Platani.
Il paese è esposto a mezzogiorno a 390 m s.l.m.; è circondato dai Monti Sicani che lo riparano dai venti freddi. Il territorio di Cianciana, esteso 3.700 ettari, comprende gli ex feudi di Ciancianìa, Feudòtto e Bissàna. Il terreno è di origine pliocenica: in affioramenti si trovano sabbie gialle, tufo calcareo, argille azzurre; nel sottosuolo ci sono giacimenti di salgemma e zolfo. Il territorio è un susseguirsi di colline e valloni, soltanto tre monti emergono: Monte Cavallo (756 m), Pizzo Firraria (656 m) e Monte Chiappara (703 m). Sul Monte Cavallo sono presenti alcune grotte di notevole interesse archeologico e naturalistico. Speleologi e subacquei le hanno esplorate riportando in superficie reperti ossei e vasellame di età neolitica. Le cavità carsiche presenti sul Monte Cavallo sono: la Grotta del Cavallo, la Grotta del Sindaco, la Grotta dello Zubbio e quella chiamata Ghiaccera, dove si registra una temperatura decisamente più bassa rispetto a quella esterna. Queste grotte hanno cavità lunghe centinaia di metri. La percolazione delle acque all'interno delle grotte, nel corso del tempo, ha formato delle stalattiti; nel fondo della Grotta del Cavallo c'è un laghetto profondo 6 metri circa nelle cui acque sono stati rinvenuti cocci e resti ossei.
Cianciana è divenuta famosa per il suo zolfo, estratto a partire dall'Ottocento. Lo zolfo estratto nel territorio di Cianciana ha una particolarità più unica che rara, presenta una struttura cristallina esagonale, a differenza di quello estratto in qualsiasi altra parte nel globo[senza fonte]. I costi elevati, a causa della profondità a cui si trova il minerale nel territorio ciancianese, hanno fatto sì che l'attività estrattiva sia stata interrotta già negli anni sessanta. Proprio a causa di questa sua particolarità, è possibile trovare i cristalli di zolfo di Cianciana nei maggiori musei di storia naturale del mondo come ad esempio a Londra, Berlino, Berna, Milano e Washington.


Fiume Platani

Nel territorio di Cianciana scorre il fiume Platani, che gli antenati chiamavano Halykos per la salsedine delle sue acque. Il fiume costituisce il confine sud del territorio comunale. Molto tempo fa gli antichi popoli lo risalivano con le loro imbarcazioni per fare rifornimento di sale e derrate alimentari. Sui pendii del Platani cresce un particolare tipo di flora spontanea di interesse medicinale ed alimentare-aromatico conosciuta in passato da pastori e contadini che ne facevano un largo uso. Lungo il corso del fiume è possibile riscontrare la presenza di svariate specie nidificanti, tra le quali: la ballerina gialla, la gallinella d'acqua e la beccaccia.
Nel territorio comunale ci sono inoltre piccole sorgenti che una volta erano utilizzate dalla popolazione per gli usi domestici. Circa 700 metri distante dall'abitato c'è la sorgente dell'Albano, a 2 km quella delle Pile, dietro la Chiesa Madre quella di Sant'Antonino. A 4 km dall'abitato, nel feudo di Bissana si trovano la Fonte dei Malati e la Fonte del Moro. Queste piccole sorgenti, vicine al centro abitato, hanno costituito il punto di riferimento per l'approvvigionamento e ad esse si sono dissetate molte generazioni di ciancianesi. Finalmente nel 1910, in alcune case e nelle fontane pubbliche, è arrivata l'acqua dell'acquedotto, che viene alimentato dalle acque delle sorgenti Voltano. L'acquedotto è stato costruito dai comuni consorziati di Cianciana ed Alessandria della Rocca.


Valle del Platani

La vegetazione non è uniforme e si ritrova una varietà di colture: vigneti, uliveti, cereali, mandorleti, frutteti, ortaggi e pascoli. L'area boschiva si estende per circa un quinto dell'intero territorio comunale: la parte più estesa è stata impiantata nella zona Monte Cavallo, la rimanente nella contrada Pintaloro. Si tratta di boschi artificiali costituiti da un misto di latifoglie e conifere: eucalipti, pini e cipressi. Le pendici del Monte Cavallo sono ricche di vegetazione tipica della macchia mediterranea: sambuco, oleandro, giunco, lentisco, palma nana, olivastro, robinia, ginestre, salvia, timo, rosmarino e asparago.
Nel territorio sono presenti, tra i mammiferi, le classiche specie degli ambienti mediterranei. Il coniglio e la volpe sono quelle più facili da contattare. Un mammifero in declino, a causa del bracconaggio, è l'istrice che può superare i 15 kg di peso. Molto rara è la lepre, mentre più comuni sono il riccio e la donnola. Sono stati avvistati, inoltre, dei cinghiali nel bosco di Monte Cavallo. Tra i rettili lo splendido ramarro e alcuni ofidi, come il biacco, la natrice, il saettone e la vipera. Gli anfibi sono bene rappresentati dal discoglosso e dal rospo comune, in regressione a causa del crescente uso di pesticidi in agricoltura.
Nell'avifauna c'è una massiccia presenza di columbidi e corvidi. Tra i rapaci notturni c'è una scarsa presenza di civette e barbagianni.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]
Cianciana potrebbe derivare dal nome del patrizio romano Lucio Cincio Alimento[3] che possedeva la Massa Cinciàna (o Chincàna), nel territorio in cui sarebbe sorta l'odierna Cianciana. Come altri comuni siciliani, assunse, perciò, il nome del patrizio che la possedeva con l'aggiunta della desinenza -ana (Giuliana, Siculiana, Giarratana, Favignana). Questi centri, nati come residenze di signori, videro, nel tempo, sviluppare un insediamento più articolato. Fu menzionata per la prima volta nella lettera inviata da papa Gregorio Magno nel 591 al rettore suddiacono Pietro. Il nome odierno compare solo nel Settecento.
Storia[modifica | modifica wikitesto]
Età antica[modifica | modifica wikitesto]
Già nel II millennio a.C., i Cretesi, insediati nell'area dove sorge l'odierna Cattolica Eraclea, risalivano il fiume Halykos per recarsi ad un'antica e ricca salina, poi denominata Salina Chiancana. La salina ha richiamato, nel corso dei secoli, cretesi, greci, romani e arabi, che oltre a commerciare con i mercanti di salgemma crearono una certa rete di interscambio culturale tra la costa e le popolazioni residenti nell'entroterra. Senza dubbio si ebbe lo stesso effetto con la successiva scoperta delle miniere di zolfo, che attirò mercanti da tutta la Sicilia.
Una rilevante testimonianza ci è data da Erodoto, storico greco, che, nel V secolo a.C. parla di un avamposto punico in un'area compresa tra i territori delle odierne città di Cianciana e di Sant'Angelo Muxaro.
In seguito, in epoca romana, nella contrada Ciancianìa probabilmente sorgeva una villa, o massa, denominata Massa Cinciana che si pensa sia fatta stata costruire dal patrizio romano Lucio Cincio Alimento, pretore in Sicilia nell'anno 210 a.C.
La certezza dell'esistenza della villa romana si ha da una lettera che papa Gregorio Magno spedì nel 591 al rettore suddiacono Pietro, soprintendente ai beni della Chiesa di Roma in Sicilia. In questa lettera si parlava di una continentia (la pensione) da dare al mercante Liberati, protetto della Chiesa, che abitava nella Massa Cinciana, all'epoca tra i possedimenti della Magna Regia Curia.
In uno stralcio della lettera si legge:
« Liberato negotiatori, qui se ecclesiae commendanuit, qui habitat in massa Cinciana, annuam continentiam a te uolumus fieri. Cuius continentiae summam ipse aestima qualis esse debeat, ut renuntiata nobis in tuis possit rationibus imputari. De presenti uero indictione iam a filio nostro Seruo-dei iacono percepit. »
Si può ragionevolmente supporre, sulla base dei ritrovamenti e almeno fin quando non sarà effettuato una ricerca archeologica di taglio rigorosamente scientifico, che l'ultimo attacco, probabilmente sferrato dagli Arabi, portò gli abitanti della Massa ad abbandonare il sito.
A partire dal IX secolo, infatti, la Sicilia conobbe la dominazione araba e nelle terre ciancianesi sorse Kalatt-Iblatanu[4], di cui si hanno solo poche e incerte notizie.
Età medievale[modifica | modifica wikitesto]
L'insediamento arabo di Kalatt-Iblatanu fu distrutto da Federico II perché gli abitanti saraceni si rifiutarono di prestargli giuramento di fedeltà[5] dopo che lo stesso aveva esteso i propri domini su quelle terre.
La Ferla
Alcune fonti parlano invece di una città, sorta sul precedente insediamento di Kalatt-Iblatanu, chiamata Ferla, di 25.000 abitanti[6] e distrutta nel XIV secolo da un violento terremoto[7] che colpì le contrade Ciancianìa, Castelluccio e Piano di Loca. Il nome Ferla spuntò per la prima volta nella Conventio et Concordia del 28 luglio del 1269.
Nell'XI secolo il feudo Chincana faceva parte del contado di Cammarata[8]. Nel 1305 Federico II d'Aragona confermò la concessione del latifondo Chincana, ove esisteva il Casale Chincana, dal contado di Cammarata fatta da Federico d'Antiochia[9] e Macalda[10], sua moglie, a Bartolomeo da Brindisi[11], medico del re. Nel 1320 il casale è ancora attestato. Durante la grave crisi demografica, che colpì la Sicilia tra il XIV e il XV secolo, il Casale Chincana sparì, così come tanti altri centri abitati dell'isola.
Nelle investiture feudali della baronia di Chincana a partire dal 1396 e fino al 1584 si parla soltanto del feudo di Chincana o Ciancianìa.
Età moderna[modifica | modifica wikitesto]
Tra le poche notizie, si sa che nel 1554 la baronia di Cianciana era suffragera della Ducea di Bivona, in quanto nullius territori.
Nell'anno 1583 Girolamo II Ficarra acquistò il feudo Ciancianìa dalla casa Lanza e si investì di sette aratate di terre di pertinenza del feudo.

Cianciana e sette aratate di terra appartenenti al feudo. Lo stesso, nel 1666, ricevette, dal Re Filippo II[non chiaro], il titolo di Duca di Sant'Antonino sulla Baronia di Cianciana, per sé e i suoi eredi e successori, con ordine di primogenitura. Ma la fondazione vera e propria di un nucleo abitato, Sant'Antonino di Cianciana, risale al 4 ottobre del 1646, anno in cui donna Sigismonda D'Honofrio, moglie di Diego Joppolo, dietro pagamento di 200 onze alla corte, ottenne per il primogenito Antonio Giuseppe[12], potestà di fabbricare e popolare nel feudo di Cianciana e nei sette aratati di terre confinanti con facoltà di far castello e fortezza e con la elezione di officiali[13]. Il nome Sant'Antonino fu dato a causa della profonda devozione di Antonio Giuseppe verso il Santo Protettore di Padova.
All'epoca della fondazione Sant'Antonino era inizialmente composto dal feudo di Ciancianìa e Feudotto, con un'estensione complessiva di 1517 ettari, 43 are e 78 centiari.
Il 10 ottobre del 1649 nacque il primo ciancianese, Diego Valenti, chiamato così in onore di Don Diego Joppolo. Dall'archivio parrocchiale, oltre a possedre la lista dei defunti (dal 1653), la lista dei battezzati (dal 1651) e quella dei matrimoni (dal 1691), scopriamo che le famiglie che per prime abitarono Sant'Antonino furono: Augello, Celona, Viola, Martorana, Comparetto, Antinoro, Guida, Alfano, Marino, Cicero, Coffaro, Pendino, Conti, Bellanca, Cinquemani, Pecoraro, Mandracchia e una serie di altre famiglie che oggi si sono estinte[14].
Dal censimento del 1653 riportato dal Garufi risulta che alla voce Sant'Antonino di Cianciana non corrispondono dati relativi alla popolazione residente. Le prime abitazioni sono ad ogni modo del 1647, anche se la Chiesa Madre fu iniziata a costruire nel 1640, come si può leggere in un medaglione posto sopra la porta della navata centrale.
Il 27 aprile del 1687, Antonio Giuseppe ottenne il titolo di Principe sopra il Castello di Sant'Antonino.
Col censimento del 1714 già si contavano 696 fuochi e 2300 anime[15]. Già nel Settecento, dell'antica dominazione di Sant'Antonio di Cianciana, rimase solo Cianciana. Il 28 febbraio del 1769, a causa della mancanza di eredi alla morte di Pietro Joppolo, Sant'Antonino passa ad Agesilao Bonanno, suo cugino. Si narra che egli, residente a Palermo, probabilmente non si recò mai a Cianciana e governò tramite amministratori. La figlia di Agesilao Bonanno, unica erede, sposò Giovanni Gioeni, Duca D'Angiò; e così il podere passò alla famiglia Gioeni con Agesilao Gioeni, figlio di Giovanni, che prese l'investitura del Principato di Cianciana il 30 aprile del 1810.
Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1812, con l'abolizione della feudalità, Cianciana divenne un Comune libero. Ai territori di Cianciana viene incorporato il feudo di Bissana, nullius territorii, che raggiunsero un'estensione complessiva di 3.700 ettari, 53 are e 67 centiari. La scomparsa del potere feudale, anche a Cianciana, favorì la nascita della borghesia agraria. La popolazione ciancianese, nel 1837 e poi nel 1867, fu colpita dal colera, una grave malattia infettiva che colpisce l'intestino, che uccise più di 200 persone.
Nella prima metà dell'Ottocento un'importante scoperta sconvolse la vita dei ciancianesi dando una diversa impronta al paese che da agricolo divenne anche industriale. Infatti lo sfruttamento dei giacimenti di zolfo rivoluzionò l'assetto economico e sociale dei ciancianesi, determinando un notevole impulso demografico. Nel settore agricolo vi fu una regressione, poiché molti abbandonarono le loro terre per lavorare nelle miniere. Ma ben presto la vita degli zolfatai si rivelo molto dura e piena di problemi. Le lunghissime giornate lavorative a 200 metri di profondità, le esalazioni di gas nocivi, la polvere e l'umidità misero ben presto in evidenza tutti gli aspetti negativi della vita di minatore. A questi inconvenienti si aggiunsero i crolli e gli smottamenti che portarono lutti e tragedie un po' in tutte le famiglie ciancianesi.
Nel 1839 erano presenti nove miniere: Falconara, Cappadona, Tamburello, Polizzi, Guida, Mormino, Savarini, Balata e Cinié. Le miniere vennero riattivate dalla compagnia inglese Morrison-Seager&Co., che aprirono una succursale ma lasciarono, di fatto, le miniere in totale abbandono. Presto le cedettero all'imprenditore di Casteltermini, Vincenzo Di Giovanni, immigrato nel 1843, che favorì una grande esplosione economica. Da allora Cianciana è stata identificata con lo zolfo, che ha richiamato in paese migliaia di minatori da tutta la Sicilia. Sorsero poi altre ditte di estrazione; le zone di sfruttamento erano essenzialmente due, quella a Nord-Est, con le miniere Falconara e Passarello, e quella Nord-Ovest, con Savarini e Passo di Sciacca. Uno sfruttamento irrazionale con il mancato miglioramento dei processi estrattivi, non permise un'evoluzione, e l'industria dello zolfo a Cianciana rimase allo stadio rudimentale.
Il benessere raggiunto dalla borghesia trasformò il paese, che vide istituite nel 1861 le scuole elementari maschili; nel 1863 la stazione dei carabinieri, nel1869 l'ufficio postale e nel 1870 la sezione serale femminile delle scuole elementari. Però le tristi condizioni di vita e di lavoro in zolfara indussero i lavoratori a numerosi scioperi e a organizzarsi nel Fascio dei lavoratori nel 1893. L'ultimo sciopero si verificò nel 1953 con l'occupazione delle miniere di zolfo da parte dei minatori che reclamavano i loro diritti e l'aumento del salario. Il lungo sciopero ebbe successo, ma a poco a poco fino al 1962 (data di chiusura dell'ultima miniera) le miniere furono chiuse e i minatori, spinti dal bisogno, cercarono miglior fortuna nell'Italia del nord, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania e Canada.
Nel 1901, grazie all'attivo amministratore Cav.Don Alfonso Montuoro, Cianciana fu rifornita di acqua potabile dalla sorgente Voltano per mezzo di una conduttura consorziata con il comune di Alessandria della Rocca. Nel 1918 una grave pandemia, la spagnola, colpì molte famiglie ciancianesi causando 377 vittime.


 
 
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