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Bivona



Bivona (IPA: [biˈvoːna][3], Vivona in siciliano) è un comune italiano di 3 641 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Agrigento in Sicilia.
Circondata dai monti Sicani, dista circa 60 km dal capoluogo di provincia[4] e circa 90 km da Palermo, capoluogo di regione[5]. Durante i secoli XV e XVI fu uno dei maggiori centri feudali della Sicilia e il primo a essere elevato a ducato (a opera di Carlo V, nel 1554, anno in cui lo stesso imperatore conferì al paese il titolo di città)[6]. Vi è attestato uno dei culti più antichi di santa Rosalia di cui si abbia notizia certa[7].
La località è nota per la coltivazione della pesca ed è sede, insieme a Palazzo Adriano, del Parco dei Monti Sicani[8].

Territorio


Bivona è situata nell'entroterra agrigentino, al confine con la città metropolitana di Palermo.
Il territorio di Bivona ha un'estensione di circa 89 km²[9] ed è parzialmente inserito nella "riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio", nel "Parco dei Monti Sicani".
L'altitudine è compresa tra i 64 m s.l.m. dell'area meridionale, al confine con i comuni di Ribera e di Cianciana, e i 1.436 m della cima del Monte delle Rose, a nord dell'abitato, al confine con il territorio di Palazzo Adriano, nella città metropolitana di Palermo. L'altitudine del centro abitato è compresa tra i 420 m s.l.m. dei quartieri meridionali e i 600 circa di quelli settentrionali[10], ed è usualmente indicata in 503 m s.l.m., in riferimento all'antica casa comunale (attuale piazza Giovanni Cinà).
Ecco cosa scrisse nel 1553 il padre gesuita Domenech, descrivendo Bivona e il suo territorio, in una lettera inviata a Ignazio di Loyola[11]:
« Oltre a ciò sappia V.P. che questa terra si trova in mezzo a molte altre terre e città, che le fanno corona. A dieci, venti, venticinque miglia, poco più poco meno, da essa distanti si trovano Agrigento, Termini, Trapani, Mazara, Giuliana, Prizzi, S. Stefano, con Palermo ch'è ad una giornata di viaggio. E poiché è terra sana e molto abbondante di frumento, carni e legna, e quanto ai costumi molto migliore di Palermo e Messina, si crede che dai paesi circonvicini molti genitori vi manderanno a studio i figlioli piuttosto che nelle due predette città. È inoltre ricca di fontane e giardini, sano n'è il clima e gode fama di essere la migliore fra le montagne di questo regno »
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003[12]
Orografia[modifica | modifica wikitesto]
Il territorio si trova alle pendici dei monti Sicani, che sovrastano l'abitato formando un anfiteatro naturale, e comprende il tratto medio vallivo del bacino idrografico del fiume Magazzolo. Circa i tre quarti della sua estensione si trovano in zone pedemontane e collinari, mentre il quarto restante appartiene alla zona tipicamente montana.
Il paesaggio montano è composto da rilievi calcareo-dolomitici di epoca mesozoica[13], quasi tutti nella parte settentrionale del territorio.

Le principali cime del territorio bivonese sono[14][15]:
Monte delle Rose (1.436 m)
Monte Pernice (1.393 m)
Pizzo San Filippo (1.352 m)
Monte Scuro (1.310 m)
Pizzo Mondello (1.245 m)
Pizzo Catera (1.192 m)
Pizzo Scavarrante (1.072 m)
Pizzo di Naso (965 m)
Gli affioramenti rocciosi di Pizzo Mondello, costituiti dalla stratificazione di calcari e selce con tracce di conchiglie fossili (Halobia), si presentano fortemente inclinati e testimoniano le deformazioni tettoniche subite dai monti Sicani[16].
Idrografia[modifica | modifica wikitesto]
Il territorio bivonese fa parte del bacino idrografico del fiume Magazzolo, delimitato dal Pizzo Mondello, dal Pizzo Scavarrante, dalla Serra Mezzo Canale e dal Cozzo Timpe Rosse e comprendente, oltre al corso d'acqua principale, anche gli affluenti Lordo, Calabrò, Acque Bianche, Salito e Gebbia[17]: i valloni tributari di destra del Magazzolo sono a sviluppo tortuoso, con forte azione erosiva di tipo regressivo[18]; assicurano un importante apporto idrico nella stagione delle piogge ma sono asciutti durante l'estate. Le numerose sorgenti alimentano principalmente tre canali naturali, affluenti del Magazzolo[18]: il primo, in cui confluiscono le acque delle sorgenti Santa Rosalia e Capo d'Acqua, è il fiume Alba, il cui tratto urbano è intubato e sotterraneo dalla seconda metà dell'Ottocento; il secondo convoglia le acque delle sorgenti Santissimo e Acque Bianche e il terzo raccoglie le acque delle due sorgenti Grotticelle e delle sorgenti Canfuto e San Filippo.
A qualche chilometro dal centro abitato si trova la diga Castello, che ha creato un bacino artificiale (circa 21.000.000 m³[19]) e le cui acque sono impiegate per uso civile in favore di un consorzio di comuni (Voltano S.p.A.) della provincia di Agrigento[20], irrigando i pescheti di Bivona e gli aranceti di Ribera.
Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]
La flora e la fauna del territorio di Bivona sono quelle tipiche delle zone montane e pedemontane dell'area mediterranea[21]. I boschi, nelle aree meno antropizzate, sono costituiti da leccio, roverella e corbezzolo, e rimboschimenti prevalentemente a pino d'Aleppo, cipresso comune, pino nero e abete di Cefalonia. È presente un ricco sottobosco e sono presenti l'euforbia cespugliosa, il biancospino e la ginestrella[21].
Negli anni trenta, in occasione della visita di Benito Mussolini[21], furono piantati nel centro abitato i platani di via Lorenzo Panepinto, le robinie nella piazzetta denominata XXVIII Ottobre; fu sistemata anche la villa comunale. Al periodo fascista, inoltre, risale la presenza di numerosi eucalipti introdotti in quel periodo in tutta la Sicilia.
Per quanto riguarda la fauna, i boschi sono popolati e frequentati prevalentemente da piccoli insettivori (cinciarelle, cinciallegre, fringuelli, capinere, pettirossi, scriccioli) e da merli, colombacci e ghiandaie[21].

Il nome Bivona assai probabilmente non è di derivazione araba; si trova per la prima volta in un documento del 1171, ma la forma più frequente fino ai primi anni del Cinquecento era Bibona. La forma Bisbona è attestata nel 1363[25] e nel Cinquecento fu considerata forma colta derivante da bis bona ("due volte buona"): «Bisbona quoque vulgo Bivona dicitur»[26]. In uno scritto del 1557 si affermò: «È questa terra detta Bivona, quasi Bi-bona, cioè bis-bona, per la perfezione dell'aria, essendo posta sopra altissime rupi e per l'abbondanza delle salutifere acque e fruttiferi arbori, de quali sommamente abbonda, luogo veramente più che buono e amenissimo»[27].

Storia
Età antica[modifica | modifica wikitesto]
Alcuni reperti archeologici hanno permesso di ipotizzare una frequentazione umana nel territorio di Bivona a partire già dall'età del rame[28]. Alcuni siti d'altura presenti nel territorio manifestano una continuità di vita dall'età del ferro all'epoca medievale (monte Castelluccio e Bonifacio), con una fase di abbandono più o meno totale durante l'età romana, periodo nel quale si formano grossi insediamenti rurali nelle valli fluviali[29].
In base all'erronea interpretazione delle fonti antiche[30], in passato si era ritenuto che la città avesse origini greche e fosse da identificare con Hipponium, fondata da Gelone di Siracusa[31]. Ugualmente priva di riscontri è un'altra ipotesi di identificazione, quella con il centro indigeno (poi ellenizzato) di Hippana, successivamente rinvenuto sul monte dei Cavalli (Prizzi)[32], nonostante non sia da escludere che i due toponimi presentino la medesima radice (*vīp-/vīb-) del sostrato mediterraneo[33].
Età medievale[modifica | modifica wikitesto]
La prima attestazione dell'esistenza di Bivona è del 1160, al tempo di re Ruggero II e dei suoi successori Guglielmo I e Guglielmo II[34]. Da semplice casale abitato da popolazione musulmana, in pochi anni divenne un importante centro del Vallo di Mazara[34].
Divenuta signoria alla fine del XIII secolo, fu messa al sacco dalle truppe regie comandate da Francesco Ventimiglia nel 1359. Il castello di Bivona fu quindi affidato in custodia a Corrado Doria[35].
Bivona si sviluppò maggiormente sotto la signoria dei Chiaramonte (1363-1392)[36] ma soprattutto sotto quella dei De Luna[37], protagonisti dei casi di Sciacca[38][39].
Età moderna[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Bivona.
Nel 1554, Carlo V[40] elevò la baronia di Bivona a ducato, sia perché il paese era uno dei più popolosi centri feudali dell'Isola e il più popoloso tra quelli di dominio della famiglia de Luna[6], sia per i buoni rapporti che intercorrevano tra l'imperatore e il viceré di Sicilia Juan de Vega, suocero di Pietro de Luna[41], primo duca bivonese e primo nobile siciliano ad acquisire il maggior titolo feudale dell'epoca[6].
Nei due secoli successivi il ducato passò prima alla famiglia dei Moncada (i principi di Paternò)[42], poi a nobili famiglie spagnole che non entrarono mai negli affari locali, determinando il declino della città[43].

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Distretto di Bivona e Circondario di Bivona.
Nel 1812 in Sicilia fu abolita la feudalità e ciò favorì la rinascita, soprattutto economica, di Bivona: la cittadina agrigentina, infatti, fu designata capoluogo dell'omonimo distretto (divenuto circondario nel Regno d'Italia), uno dei ventitré in cui fu divisa l'Isola, comprendendente tredici comuni[44].
Nel Novecento Bivona si sviluppò come centro amministrativo e culturale dell'entroterra agrigentino[45], essendo sede di vari uffici (sanitari e amministrativi) e scuole (soprattutto istituti superiori).
Una curiosità storica: in Spagna vive Manuel Falcò y Anchorena, 17º duca di Bivona, classe 1936, discendente delle antiche famiglie nobili di Bivona[46].




 
 
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