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Biancavilla



La Basilica di Maria Santissima dell'Elemosina

Biancavilla (Biancavidda in siciliano[3]) è un comune italiano di 24.002 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia. È uno dei paesi più grandi della provincia e insieme ad Adrano vivacizza la fascia occidentale dell'Etna,nonostante l'altitudine e il freddo invernale. Grazie appunto alla sua elevazione e all'orografia del territorio circostante, in giornate terse e limpide il panorama visto da Biancavilla spazia dai vicini Nebrodi alle colline dell'alto Calatino.

Geografia fisica

Il comune è situato alle falde dell'Etna, a 513 metri sul livello del mare, a nord-ovest della città di Catania, su di un lastrone magmatico che strapiomba sulla valle del Simeto a meno di 4  km in linea d'aria dal fiume.
È un comune appartenente al Parco dell'Etna ed è adiacente a quello dei Nebrodi e ciò le conferisce un panorama che spazia dall'alto calatino, fino alle cime settentrionali dei Nebrodi.

Territorio

Il territorio comunale,ovvero la parte maggiormente abitata[4] si estende lungo una zona di bassa montagna in una zona boscosa mentre tutto il territorio generalmente condivide la sommità dell'Etna in un punto geometrico teorico con altri nove comuni, in direzione sud-ovest, fino al fiume Simeto, e scorre come una lunga colata lavica dalla sommità dell'Etna con un dislivello complessivo di oltre 3.000 metri. Comprende 3.830 ettari del Parco dell'Etna a cui partecipano altri 10 comuni pedemontani. Confina a nord-ovest con il comune di Adrano, a nord-est con Ragalna e Belpasso, a sud-est con quello di Santa Maria di Licodia e Paterno', a sud-ovest con il comune di Centuripe.

Clima

In base ai dati dell'INAF - Osservatorio Astrofisico di Catania il clima della cittadina è mediterraneo con caratteristiche continentali, con grandi estremi; la temperatura media nel mese di gennaio è di 4 °C, nel mese di luglio è di 19 °C con una media annuale di 12 °C.[5] Biancavilla è caratterizzata da: autunni fino a novembre generalmente miti, ma che iniziano verso la fine del mese a portare pioggia e freddo; inverni abbastanza vari, con frequenti giornate di sole e clima molto mite, ma comunque con temperature minime generalmente fredde e con giornate di piogge o nevicate; le primavere inizialmente sono fredde anche con minime sotto lo zero, ma da aprile sono tiepide e con abbastanza sole ma comunque con massime che raramente arrivano a 30 °C, mentre capita molte volte di imbattersi in veri temporali primaverili di grande intensità; infine le estati sono molto miti con temperature che nei valori estremi non arrivano solitamente oltre i 39 °C, e in questa stagione si hanno molte giornate di sole ma non è strano imbattersi in piogge,soprattutto durante i pomeriggi ad inizio e fine stagione. Le notti sono abbastanza fresche.

Origini del nome

Un gruppo di albanesi giunti in Sicilia dal XV secolo, a causa delle pressioni islamiste turche, decise di rimanere nella parte della Sicilia occidentale nel territorio sulle falde dell’Etna fondando nel 1482 una propria comunità chiamata prima Callicari[9], poi Casale dei Greci[10] e Albavilla, per giunger poi, per ultimo, dal 1599, a Biancavilla, forse in omaggio alla regina Bianca di Navarra.

Storia
Età antica

Grazie all'abbondante presenza di sorgenti naturali e di grotte laviche, il territorio di Biancavilla fu abitato sin dal paleolitico superiore, dai Sicani prima, e dai Siculi dopo, come testimoniato dai reperti conservati presso il museo civico di Adrano[4] ritrovati in diversi siti archeologici esistenti anche all'interno dell'attuale centro abitato, ma fu successivamente abbandonato.

Età medievale

La fondazione dell'abitato risale al XV secolo, quando un gruppo di profughi albanesi[11][12] (vedi arbëreshë) provenienti dai Balcani, dall'Albania e successivamente dalla Morea, guidati da Cesare Masi, ottennero il permesso di abitare nel sito,[13], dal conte Gian Tommaso Moncada, il quale chiese e ottenne la "licentia populandi" dai presidenti del Regno di Sicilia Santapau e Centelles. Detto privilegio venne confermato nel 1501 dal conte Guglielmo Moncada e nel 1502 dal figlio Antonio. Successivamente, nel 1504 i tre privilegi furono redatti in forma pubblica con un nuovo atto, firmato dal giudice Ferdinando Marchisio e dal notaio Luigi Passitano mentre è datata 1568, la conferma di D. Cesare, figlio di D. Francesco, primo principe di Paternò.
La colonia fu insediata nella zona allora chiamata Callicari o Poggio Rosso[14][15], luogo probabilmente dell'antica Inessa. Gli albanesi, professanti il rito greco-bizantino, portarono con sé l'icona della Madre di Dio dell'Elemosina, tuttora oggetto di speciale e ininterrotta devozione.
In pochi anni la colonia albanese crebbe, grazie alle condizioni di privilegio concesse dai feudatari Moncada, Principi di Paternò. Non si conosce molto sull'attività civile e religiosa della colonia, poiché gli albanesi non lasciarono nessuno scritto, tranne che si esercitò il rito greco per quasi un secolo e che quando non esistette più un sacerdote per officiare il rito, veniva un "papàs" tutti gli anni delle colonie albanesi della provincia di Palermo per amministrare la Pasqua ai fedeli secondo i propri riti.
Nel tempo la posizione geografica nonché la lontananza rispetto agli altri profughi albanesi portò probabilmente alla scomparsa e alla decadenza della componente originaria albanese a Biancavilla e a far prevalere così progressivamente la componente locale siciliana[16]. Biancavilla fu sempre compresa nel feudo di Adernò e nel XVI secolo è citato col nome di Casale dei Greci.

Età moderna

Il culto di San Placido, Patrono della città, si diffuse a Biancavilla nel XVII secolo, quando l'abate del vicino monastero di Santa Maria di Licodia nel 1602 alla chiesa madre cittadina le reliquie del santo, il cui culto si era diffuso in tutta la Sicilia, a seguito del rinvenimento a Messina di numerosi resti di martiri nella chiesa di San Giovanni Battista.
San Placido fu dichiarato patrono e protettore della terra di Biancavilla, il 23 settembre 1709 dal vescovo di Catania Mons. Andrea Riggio, “per essere sfuggiti alla crudele strage (terremoto gennaio 1693 che distrusse Catania e tutta la Sicilia orientale) [...] perché in futuro (la terra di Biancavilla) non sia distrutta dall'eccidio del terremoto e [...] perché questa devozione rimanga salva nel ricordo dell'evento”.
Il Suo "patronato" si inserisce così a quelli più antichi "ab immemorabile" che la città ha riservato sin dalla sua fondazione alla Madonna dell'Elemosina e a San Zenone martire d'Arabia.
« Si sappia quanto amore è insito in me, verso la mia diletta Patria, la quale ho cercato di illustrare, colla speranza di trasmettere ai miei concittadini questo ardente amore, affinché sia loro incitamento a rendere grande e illustre la Città.(da Storia di Biancavilla, Gutenberg, 1953) »
(Placido Bucolo)

Età contemporanea

Nel corso del Seicento e del Settecento si forma una borghesia sufficientemente agiata, ma anche un forte bracciantato e un ceto contadino che si caratterizza per la forte politicizzazione, che sfociò nelle rivolte del 1848 e del 1860 per la questione delle terre demaniali. Biancavilla fu, infatti, uno dei comuni etnei più irrequieti, che prese parte a tutti i moti rivoluzionari e antiborbonici dal 1820 al 1860, evidenziando che la scena politica locale fu dominata principalmente dalla famiglia Biondi.
Il "Casino dei Civili" (oggi Circolo Castriota) fu simbolo contro cui si rivolse la rabbia popolare; le stesse caratteristiche ebbe la rivolta della "paglia" nel 1923. Nell'immediato dopoguerra si assistette ad un singolare avvenimento ricordato come "lo sciopero al contrario": ai contadini era stato intimato di lasciare alcune terre di proprietà del demanio, ma senza quelle terre tanta gente sarebbe stata costretta alla povertà; cosicché i contadini occuparono anche le terre fino ad allora lasciate libere, presidiandole con turni di lavoro anche notturni. Dopo qualche mese lo Stato, con decreto, lasciò quelle terre ai biancavillesi.
Il periodo successivo fu caratterizzato da eruzioni dell'Etna, da epidemie, dalla siccità e da diverse vicende belliche, che tuttavia interessarono solo marginalmente la città. La fortunata combinazione fu attribuita all'intercessione della Madonna dell'Elemosina. Il 3 ottobre 1948 l'icona della protettrice, venne solennemente incoronata con decreto del Ven.le Capitolo Vaticano, e il consiglio comunale deliberò l'atto di consacrazione della città alla Beata Vergine Maria dell'Elemosina.[17]
Oggi Biancavilla è un importante centro di produzione e commercio di mandorle, uva, agrumi, mele ortaggi e fichi d'India. Estesi sono i boschi e i pascoli permanenti. Aziende artigiane operano nei settori alimentari, del vestiario, del mobilio, dei materiali da costruzione.

Architetture religiose

Le architetture religiose di Biancavilla sono state edificate principalmente in stile barocco siciliano, ma dal Settecento si determinò lo sviluppo ancora attuale, soprattutto nelle chiese dove è conservato la maggior parte del patrimonio artistico, con edifici risalenti ai primi dell'Ottocento e altre architetture appartenenti alla fine del Novecento:
Basilica di Maria SS. dell'Elemosina,
Chiesa di Maria SS. del Rosario,
Chiesa dell'Annunziata,
Chiesa della B. V. Maria di Tutte Grazie;
Chiesa dell'Immacolata alla Badìa (chiusa al culto),
Chiesa di S. Maria della Mercede,
Chiesa di S. Maria dell'Odigitria (Idria),
Chiesa e Convento di S. Francesco d'Assisi,
Chiesa di S. Orsola,
Chiesa dei SS. Nomi di Gesù e Maria,
Chiesa di S. Giuseppe allo Spasimo,
Chiesa di S. Antonio da Padova;
Chiesa di S. Gaetano,
Chiesa e Monastero di S. Chiara,
Chiesa di Cristo Re Nostro Signore in Casina,
Chiesa del Sacro Cuore di Gesù,
Chiesa delle Anime Sante (del Purgatorio),
Chiesa del SS. Salvatore,
Chiesa ed Eremo di S. Maria in Vallelato,
Cappella dell'Istituto di Maria SS. Ausiliatrice,
Cappella dell'Istituto di S. Angela Merici,
Cappella del Seminario minore arcivescovile,
Cappella della SS. Trinità in Croce al Vallone,
Cappella dell'Opera Cenacolo di Cristo Re.

Architetture civili
Ville

Villa delle Favare, residenza signorile settecentesca ubicata al limite del centro storico nel quartiere "Casina", appartenuta al marchese Ugo delle Favare. Dopo anni di totale abbandono, la dimora gentilizia venne acquistata dal comune e quindi restaurata e nel 2008 riaperta al pubblico. Ospita delle sale per mostre, esposizioni, saloni di rappresentanza ed è sede della biblioteca comunale e del Gal Etna.
Palazzi
Palazzo Bruno, elegante edificio ottocentesco di via Vittorio Emanuele, casa natale del poeta Antonio Bruno.
Palazzo Portale-Cantarella, fine XIX - inizi XX sec, piazza Roma.
Palazzo Salomone, XVII secolo, dietro la Matrice.
Palazzo Ciraolo, XVIII secolo, via Vittorio Emanuele.
Palazzo Portale-Levi, XVIII sec, sopra ex-Arco Portale, oggi via Preside Caruso.
Palazzo Spampinato, XIX secolo, via Alcide De Gasperi.
Palazzo Giuliano, XIX secolo, via Vittorio Emanuele.
Palazzo Milone, XIX secolo, via Vittorio Emanuele.
Palazzo Portale-Ciraulo, XVIII secolo, via Vittorio Emanuele.
Palazzo Uccellatore, XVIII - XIX se., via Mongibello.
Palazzo Spina, XIX secolo, via Vittorio Emanuele.
Palazzo Sciacca, XIX secolo, via Vittorio Emanuele.
Palazzo Scaramelli, XIX secolo, Piazza Collegiata.
Palazzo Raspagliesi, XIX secolo, via Vittorio Emanuele. (luogo in cui è rimasta custodita fino al 1859 la Madonna Addolorata)

 
 
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