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Adrano



Adrano (Adranu in siciliano o "Dernò") è un comune italiano di 35 767 abitanti[3] della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Il suo territorio si trova nel Parco dell'Etna. È uno dei paesi più grandi del parco dell'Etna, e le sue attrazioni maggiori sono il castello normanno, il centro storico e la Pineta di Monte Intraleo.

Territorio

Adrano si estende alle pendici sud-occidentali dell'Etna, in una zona di bassa montagna che affianca la Piana di Catania ad est ed il fiume Simeto ad ovest.
La città è situata ad un'altezza di 560 metri sul livello del mare, ha una superficie di 8.251 ettari e dista 35 km dal comune di Catania. Adrano gode di un clima mediterraneo, ma condizionato dall'altitudine e dalla lontananza dal mare e praticamente quasi identico all'adiacente Biancavilla, con inverni freschi e umidi ed estati abbastanza calde e soleggiate. D'inverno le nevicate non sono una rarità.
Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]
L'attuale toponimo risale al 1929 (in sostituzione del precedente Adernò) e riprende quello della città di Adranon fondata da Dionigi il Vecchio di Siracusa nel 400 a.C.[5] e dedicata ad Adranos, dio siculo della guerra.
Il dio Adranus o Adranòs (dal greco: 'Αδρανός; in latino anche Hadranus o Hatranus), padre dei Palici, ha caratteristiche legate ai fenomeni naturali (acqua e fuoco) ed è assimilato in parte e sovrapposto a Efesto (Vulcano per i latini), che aveva le sue fucine nelle viscere dell'Etna.
I romani tradussero il nome in Hadranum, gli arabi ribattezzarono la città Adarna, i normanni la chiamarono Adernio, e gli angioini Adernò.
Secondo uno studioso del XIX secolo, Giovanni Sangiorgio Mazza, il tiranno siracusano avrebbe tuttavia fondato Adranon su un più antico centro siculo, identificabile con l'antica Inessa, in seguito denominata Aitna (Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, 11, 76, 1), alla quale apparterrebbe il tempio del dio Adrano. Inessa protrebbe essere il nome con cui i siculi chiamavano l'Etna.

Storia

Epoca antica

Le radici di Adrano affondano nel Neolitico, anche se le maggiori testimonianze si possono associare ai cosiddetti Siculi che provenienti dalla costa jonica verso il X secolo a.C. s'insediarono nel territorio Etneo e fondarono la città rimasta anonima, nella contrada del Mendolito, di questa città ormai sepolta sopravvive oggi nel territorio di Adrano la cinta muraria, le porte e le tracce di abitazioni, una necropoli dalle caratteristiche sepolture a cupoletta (forse d'ispirazione micenea) e numerose iscrizioni sicule.
Resti di insediamenti siculi fioriti tra il X e il V secolo a.C. sono presenti ad ovest del paese e presso il fiume Simeto, nell'antica Mendolito, città di fondazione sicula oggi in parte sepolta.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Adranon.
Nel 400 a.C. fu fondata da Dionigi il Vecchio di Siracusa la città greca di Adranon, per accrescere il controllo siracusano nella zona. Adranon, infatti, rappresentava un importante punto strategico, poiché garantiva il controllo del Simeto e della città di Centuripe, possedimento siculo che si ergeva su un'altura presso la sponda opposta del Simeto. Nel 344 a.C., Timoleonte di Corinto dirigendosi verso Siracusa, nei pressi di Adranon sbaragliò le truppe di Iceta, tiranno di Leontinoi. Timoleonte vincitore, secondo la leggenda, fu accolto con clamore dalla città di Adranon, di cui divenne signore.
A sud di via Catania è stata localizzata la polis greca fondata da Dionigi il Vecchio nel 400 a.C. Imponenti sono i resti del muro di cinta, della cittadella, che parte da via Catania, contrada Buglio e arriva all'enorme baratro, chiamato Rocca dagli abitanti di Adrano. A parte lo scavo della sovrintendenza, che ha messo alla luce un'abitazione con un pregevole pavimento, che attualmente e stata sistemata ed è stata accorpata al museo archeologico e la sistemazione ai fini turistici della zona di contrada Buglio, nei pressi delle mura, che dovrebbe costituire l'accesso all'area archeologica, il resto dell'area è utilizzato per attività agricole intensive ed è minacciato dall'espansione edilizia e dall'opera dei tombaroli. L'area meriterebbe la giusta salvaguardia da riservare all'unica cittadella greca, ancora quasi intatta, presente sull'Etna, paragonabile come ampiezza a Morgantina, una Pompei siceliota.
I Romani e I Bizantini[modifica | modifica wikitesto]
L'Impero Romano conquista Adrano nel 263 a.C., ad opera del console Valerio che entrò in città con ottomila fanti e seicento cavalieri e la espugnò. Durante le invasioni barbariche, la città fu saccheggiata ripetutamente, i saccheggi continuarono durante il dominio bizantino.

Medioevo

I musulmani

La conquista islamica di Centuripe e di altre terre circostanti, verso il 950, da parte dell'emiro arabo Mūsā portò Adrano - che subì pesanti saccheggi - a far parte del neo-costituito Emirato di Sicilia, mettendo così fine al dominio bizantino.
I musulmani cambiarono il nome della città da Adranon in Adarnu o Adarna, edificarono la fortezza "Salem", fondarono molti casali, tra i quali quello di Bulichiel, dotando il territorio di stupendi giardini, terre seminate e vigne.

I Normanni

Ugo di Jersey guidò i cavalieri normanni nell'assedio del casale Bulichiel, nel 1075. Il Caid Albucazar invano cercò di resistere alle truppe normanne, il casale fu occupato, la città si piegò ai cristiani. Adrano fu inserita nella diocesi di Catania, retta dal vescovo Ansgerio.
Durante il dominio normanno, Adrano continuò lo sviluppo iniziato con i musulmani. La comunità adranita comprendeva abitanti di origine greca, araba, berbera e normanna, ed era costituita da ottimi agricoltori ed artigiani, specie nell'arte della seta[senza fonte] e della concia delle pelli.

Gli Svevi

Il dominio svevo portò lotte di potere e intolleranze, ad Adrano come in tutta la Sicilia. Deprecabile la persecuzione dei saraceni, che furono costretti a fortificarsi sotto la guida di Mirabetto (Benaveth - Ibn ῾Abbād). Durante il dominio svevo, la città ed il suo castello divennero il covo dei conti de Luci, che depredarono con violenza i beni della chiesa, finché nel 1209 non furono sconfitti e banditi da Federico II. L'imperatore, nel 1233 diede in "retturia" il casale a capitani di Messina, che divennero la classe dominante in città.

Gli Angioini

Seguirono le lotte tra Angioini e Svevi, Adrano in un primo momento passò sotto il governo di Carlo I d'Angiò, poi di Corradino fino al 1258, quando il Papa Alessandro IV scomunicò Corradino che fu decapitato a Napoli. Da quel momento Adrano passò alla famiglia Maletta. Il numero degli abitanti passò da mille a circa trecento.

Gli Aragonesi

Pietro III di Aragona fu accolto come un liberatore, ma anch'egli continuò ad opprimere la popolazione, nascondendosi dietro l'alibi di dover cacciare gli Angioini. Adrano divenne feudo del cavaliere catalano Garzia De Linguida, nel 1286 passò a Luca Pellegrino, un funzionario del Re Giacomo. Margherita, la figlia di Pellegrino, sposò Antonio Sclafani di Palermo, Matteo, loro figlio fu nominato conte di Adernò e di Centorbe, nonché signore di Ciminna. Mentre Sclafani soggiornava a Palermo, Adrano fu prima occupata da Roberto d'Angiò e in seguito dai latini capitanati da Ruggero Tedesco. Matteo Sclafani morì nel 1354, alla sua morte si scatenò la lotta per la successione che durò più di quarant'anni, la contea di Adrano passò dunque a Giovanni Raimondo, nipote di Antonio Moncada.

Epoca moderna

I Viceré

Dal 1412 al 1515, regnarono ad Adrano i Moncada, sotto i Viceré Aragonesi. Giovan Tommaso Moncada Conte di Adrano, restaurò il Castello di Adrano facendolo circondare da un bastione, costruì la chiesa di S. Sebastiano. I Ventimiglia, costruirono palazzi nel centro di Adrano, uno dei quali diverrà nel XVI secolo sede del Devoto Monte di Pietà e nel XIX sede del Municipio. In questo periodo si costituì il nucleo amministrativo di Adernò, composto da funzionari di ceto nobile (il capitano di giustizia, i 4 giurati, il tesoriere, il giudice civile, il giudice criminale, l'archivista, il mastro notaro, il castellano e il governatore del conte). Adrano adesso contava seimila abitanti.

Dai Borbone al Regno d'Italia

Dopo il breve regno Piemontese e il successivo dominio austriaco che piegò la popolazione a causa dell'eccessiva tassazione, verso la seconda metà del Settecento, con l'avvento dei Borboni, la situazione economica migliorò, la popolazione cominciò a crescere: nel 1874 Adrano contava 6.623 abitanti. Nel 1820 a seguito della rivolta di Palermo, si succedettero tumulti ad Adrano, Biancavilla e Bronte, furono costituiti comitati per sostenere il colonnello Pietro Bazan, ma il comitato di Adrano fu scovato così la città fu mira dell'esercito punitivo dei Borboni.
Il movimento antiborbonico fu in un primo momento sedato, ma riprese durante la cosiddetta Primavera dei popoli nel 1848. Rivoluzionari adraniti guidati da Pietro Cottone accorsero in sostegno alla città di Catania che si piegava ai cannoni dell'esercito Borbonico, che infine occupò Catania, Biancavilla, Paternò e Adrano. La Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, infiammò nuovamente speranze di libertà tra i patrioti, mentre per le classi meno abbienti poco cambiò, infatti, i moti contadini che chiedevano la spartizione delle terre, furono sedati dai garibaldini prima e dall'esercito di Vittorio Emanuele dopo.
Dal 1862 al 1867, una serie di lavori per il miglioramento della città: il primo impianto di illuminazione pubblica, quotazione delle terre comunali, inaugurazione del primo liceo, lavori per il lastricamento della via Garibaldi, inaugurazione dell'ospedale, la creazione di una centrale telegrafica ed elettrica ecc. Adrano era tra i più ricchi centri commerciali della provincia, ma le condizioni dei ceti poveri non erano migliorate e questi furono colpiti dal vaiolo nero e dal colera, che furono la causa di tumulti e ribellioni giustificati dalla fame, tumulti che sfociarono nel brigantaggio.
XX secolo[modifica | modifica wikitesto]
Durante i primi anni del Novecento si diffuse un indirizzo riformista nel mondo cattolico e socialista. Negli anni venti il sacerdote don Vincenzo Bascetta e il professor Carmelo Salanitro (antifascista morto nel '45 nel Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen), si batterono per favorire piccoli contadini e manovali nell'acquisto dei feudi, molto dei quali abbandonati dai ricchi proprietari terrieri.

Monumenti e luoghi d'interesse
Chiese e luoghi di culto

Chiesa Madre, piazza Umberto.
Chiesa Santa Maria della Catena
Chiesa di San Francesco
Monastero di Santa Lucia
Chiesa di S. Pietro
Chiesa della Madonna del Rosario
Convento Domenicano
Chiesa del Salvatore
Chiesa di S. Agostino
Chiesa di S. Antonio Abate
Chiesa di S. Antonio di Padova
Chiesa di SS. Apostoli Filippo e Giacomo
Chiesa di S.Chiara
Chiesa SS. Cristo della Colonna
Chiesa del Crocifisso
Chiesa di Gesù e Maria
Chiesa di S. Leonardo
Chiesa della Madonna delle Grazie
Chiesa di S. Maria degli Angeli
Chiesa di Maria SS. Della Catena
Chiesa di S. Nicolò Politi
Chiesa di Maria SS. Dell'Udienza (in S. Paolo)
Chiesa dello Spirito Santo
Chiesa di S. Giuseppe
Statua di S. Nicolò Politi, piazza S. Agostino
Statua dell'Immacolata, piazza Immacolata
Altare delle Tre Croci

Edifici storici

Castello Normanno, (piazza Umberto)
Castello della Solicchiata, (zona Solicchiata)
Palazzo Bianchi, (piazza Umberto)
Palazzo Pulia, (via S. Pietro)
Palazzo Ciancio, (via San Filippo)
Teatro Bellini
Villa Comunale (o Giardino della Vittoria)
Ponte dei Saraceni, (passo del Pecoraio)
Acquedotto Biscari
Torre di S. Elia (zona S.Leo)
Torre Minà
Mulini della Rocca
Archi Gotici
Mura ciclopiche (o Dionigiane)

 
 
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